
Lazio, il piano di Lotito tra il caso Sarri e la rivoluzione del mercato
La pazienza è la virtù dei forti e, soprattutto, di Claudio Lotito, che analizza con chiarezza il futuro della guida tecnica della Lazio. Il patron biancoceleste ricorda la genesi del progetto, nato con l’obiettivo di avviare un profondo ringiovanimento della squadra su basi di competitività e sostenibilità. La strategia della presidenza non prevede un esonero di mister Sarri, ma richiede che il tecnico accetti le condizioni poste dalla società in sede di mercato. Questa visione, tuttavia, si scontra con la posizione espressa dal tecnico toscano, il quale ha apertamente manifestato il proprio malcontento per la mancanza di voce in capitolo nelle scelte strategiche e per l’assenza di programmi futuri condivisi, ritenendo inutile proseguire senza una comunione d’intenti. La presidenza confida che sia lo stesso allenatore a fare un passo indietro qualora trovasse un’alternativa su un’altra panchina, mentre la dirigenza valuta già i possibili sostituti per il futuro. Il patron ribadisce la propria filosofia societaria, incentrata sulla solidità e sull’indipendenza economica, convinto che alla lunga questo approccio pagherà, a differenza di altri club che dipendono esclusivamente dai capitali degli investitori: «Ho imparato che nella vita sono tutti utili e nessuno indispensabile. Anche i giocatori, ce ne sono tanti nel mondo. Sono convinto che alla lunga il lavoro e la voglia di rendere una società solida e indipendente pagherà. Ed è fondamentale, perché oggi molte squadre dipendono dagli investitori, noi no».
Il presente sul campo fotografa tuttavia una situazione complessa, con la squadra scivolata a ridosso della metà della classifica a una sola giornata dal termine del campionato, matematicamente esclusa dalle competizioni europee e costretta a disputare i turni preliminari di Coppa Italia ad agosto. Nonostante l’annata sia stata pesantemente condizionata da numerosi infortuni e da episodi sfavorevoli, la presidenza guarda oltre l’attuale contestazione della tifoseria e punta sulla patrimonializzazione del club. Il piano di rilancio ruota attorno al progetto per lo stadio Flaminio, la cui documentazione è già stata presentata, un’opera considerata fondamentale per garantire l’autonomia economica e la competitività futura della società. Il numero uno del club ridimensiona anche le preoccupazioni per un eventuale calo degli abbonamenti, sottolineando la sostenibilità finanziaria raggiunta, e fissa una data cruciale per il 2027, anno in cui terminerà il lungo piano di rateizzazione con il Fisco, liberando notevoli risorse per i futuri investimenti: «É vero, è stata una stagione negativa, ma se avessimo vinto la finale di Coppa Italia non sarebbe stato così. Purtroppo l’annata della Lazio è stata assurda, in 22 anni non ho mai visto nulla di simile, con una miriade di infortuni di varia natura e mille episodi che hanno condizionato in modo significativo i risultati – spiega Lotito. – Spero di averla messa alle spalle e di ripartire con entusiasmo e con la volontà di poter fare molto meglio. Ci sono le condizioni, con la logica di patrimonializzazione, anche perché sotto la mia presidenza abbiamo vinto sei trofei. Abbiamo presentato tutta la documentazione per lo stadio Flaminio. Quando lo realizzeremo, cambierà il Dna di questa società, diventerà immortale dal punto di vista dell’organizzazione, delle risorse e delle prospettive. Questo significa rendere la Lazio autonoma da qualunque persona, anche da me, per renderla competitiva nel futuro».
I dubbi sul budget per la prossima campagna trasferimenti verranno sciolti solo dopo i verdetti della Commissione di controllo della Federcalcio, ma la rosa si appresta a vivere una vera e proprio rivoluzione. Molti calciatori sono vicini all’addio, tra scadenze contrattuali e mancati riscatti, come nel caso di Maldini destinato a rientrare all’Atalanta, mentre si registreranno le partenze di elementi storici come Pedro e Hysaj. L’unico investimento di rilievo già definito riguarda il riscatto obbligatorio di Dia dalla Salernitana. La gestione dei contratti in scadenza rappresenta il nodo più intricato per il direttore sportivo Angelo Fabiani, che deve valutare la posizione di numerosi elementi della retroguardia e del centrocampo, con molti profili corteggiati da club italiani ed esteri. Il rischio concreto è quello di dover ricostruire un’intera squadra in un clima di incertezza generale sul progetto sportivo, una situazione che rende complesso anche l’ingaggio di sostituti di alto livello sul mercato, a cui si aggiungono le questioni di campo immediate come la probabile squalifica di Rovella dopo le tensioni dell’ultimo derby.