
Derby della Capitale e finale degli Internazionali: è caos orari
Il calcio italiano si ritrova immerso in un vero e proprio paradosso organizzativo che rischia di paralizzare la penultima giornata di campionato. Al centro della tempesta si trova il derby della Capitale, una sfida che per importanza e ordine pubblico rappresenta da sempre un crocevia delicatissimo, ma che quest’anno è diventata il terreno di uno scontro istituzionale senza precedenti tra la Lega Serie A e la Prefettura di Roma. La questione nasce dalla sovrapposizione della stracittadina con la finale degli Internazionali BNL d’Italia al Foro Italico, un evento di portata globale che richiede uno sforzo imponente in termini di gestione della mobilità e della sicurezza. Nonostante l’amministratore delegato della Lega, Luigi De Siervo, avesse inizialmente confermato il match per domenica alle 12.30, il prefetto Lamberto Giannini è intervenuto d’autorità disponendo lo spostamento a lunedì sera, alle 20.45.
Le motivazioni del prefetto sono state messe nero su bianco in un’ordinanza. Questa decisione ha però innescato una reazione furibonda da parte dei vertici del calcio, convinti che lo slittamento del derby a lunedì alle 20.45 mini la regolarità del torneo. Essendo la penultima giornata, vige infatti l’obbligo di contemporaneità per tutte le squadre in lotta per gli stessi obiettivi, il che comporterebbe il rinvio automatico di altre quattro partite fondamentali per la corsa verso l’Europa.
La Lega Serie A ha annunciato battaglia legale, impugnando il provvedimento davanti al tribunale amministrativo. Secondo via Rosellini, la decisione prefettizia ignora i disagi per centinaia di migliaia di tifosi, per non parlare dei problemi logistici per i club, e si scontra con la realtà di uno sciopero generale dei trasporti previsto proprio per la giornata di lunedì. Nel comunicato ufficiale della Lega si legge che questa gestione «rappresenta un precedente pericoloso per la credibilità del sistema italiano», lamentando una tendenza delle autorità a modificare i calendari a proprio piacimento. Anche il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha espresso il proprio rammarico per una situazione che si poteva e si doveva evitare con una migliore pianificazione, osservando con amarezza che «se si arriva davanti a un giudice, si è già perso».
In questo clima di incertezza, spiccano anche le voci della politica locale e delle istituzioni sportive che già in estate avevano lanciato l’allarme sulla mancanza di coordinamento. Diego Nepi, amministratore delegato di Sport e Salute, aveva già avvertito in tempi non sospetti come fosse «evidente come ancora oggi manchi la pianificazione e la sensibilità verso appassionati e tifosi dello sport», evidenziando il rischio di accavallamento tra il calcio e il tennis. Mentre il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ringrazia pubblicamente il prefetto per aver corretto quella che definisce una posizione superficiale della Lega, i tifosi restano i principali danneggiati da questo guazzabuglio burocratico. Molti sostenitori, che avevano già acquistato i biglietti per la domenica, si ritrovano ora impossibilitati a partecipare a un match in un giorno lavorativo, con il Codacons già pronto a sostenere le richieste di rimborso per una partita di campionato che, a pochi giorni dal fischio d’inizio, non ha ancora una data certa.