
Addio Lazio: Maurizio Sarri si avvicina all’Atalanta dopo lo sfogo nel derby
Il futuro professionale di Maurizio Sarri sembra essere arrivato a un punto di svolta decisivo, con un possibile trasferimento a Bergamo che appare ormai dietro l’angolo. Il tecnico toscano è pronto a salutare la Lazio e non ha fatto nulla per nascondere il proprio malessere e la propria insoddisfazione subito dopo la conclusione della stracittadina romana. Le sue parole nel post partita hanno assunto i contorni di uno sfogo molto duro, attraverso il quale l’allenatore ha voluto mettere in chiaro la sua posizione rispetto alle dinamiche interne del club biancoceleste, anticipando nei fatti una separazione che appare inevitabile. Ad attenderlo potrebbe esserci l’Atalanta, una piazza dove il profilo di Sarri gode di grandissima stima. La dirigenza bergamasca, che potrebbe presto accogliere Giuntoli come nuovo direttore sportivo in sostituzione dell’uscente D’Amico, avrebbe individuato proprio nell’ex tecnico del Napoli l’uomo ideale per avviare il nuovo ciclo nerazzurro dopo i risultati deludenti di questa stagione.
L’operazione non è ancora conclusa e richiede una serie di passaggi formali e istituzionali di rilievo, a partire dal confronto chiarificatore che dovrà avvenire con il presidente laziale Claudio Lotito. Rispetto al passato, tuttavia, l’allenatore non sembra intenzionato a scendere a compromessi sulla gestione tecnica della squadra, pretendendo una voce in capitolo centrale nelle scelte di mercato e rifiutando l’ipotesi di un’altra stagione vissuta sulla falsariga di quella attuale. Dal canto suo, la presidenza biancoleste non opporrà resistenze insuperabili al suo addio, guardando già a possibili sostituti, come Gennaro Gattuso. In questo scenario, le dichiarazioni di Sarri dopo il fischio finale del derby non lasciano spazio a interpretazioni diplomatiche, avendo chiarito la sua totale frustrazione nei confronti della gestione societaria: «La situazione di quest’anno non mi è piaciuta, sono stato ascoltato zero e non sono contentissimo, magari non è contenta nemmeno la società. Finiamo il campionato e sentiamo se hanno qualcosa da dirmi».
Il tecnico ha poi voluto scindere il legame con la tifoseria e la città dal rapporto con la dirigenza: «Qui bisogna separare l’ambiente e la società. A livello ambientale avrei voglia, mi sento una parte integrante dell’ambiente. Poi a livello societario se i piani non collimano è inutile andare avanti. Io piani non ne ho ascoltati da nessuno, non so dare una risposta precisa. Ma bisogna distinguere l’ambiente dalla società». Lo sguardo dell’allenatore è andato anche alla recente delusione nella finale di Coppa Italia persa contro i nerazzurri, un’occasione sfumata che grava sul bilancio stagionale: «In questo momento, che non abbiamo qualità eccelsa, vincere qualcosa sarebbe stato importante. Erano mesi che sentivo dire della finale, che si è giocata contro l’Inter. Era più facile perdere che vincere perché i nerazzurri sono di un’altra dimensione in questo momento, bisogna fare un plauso ai ragazzi che ci sono arrivati».
La probabile partenza di Sarri è destinata a innescare un più ampio valzer di allenatori nel massimo campionato italiano, coinvolgendo anche altre panchine di prima fascia. In questo contesto rimane alla finestra Raffaele Palladino, che attende l’offerta più congeniale per la sua crescita dopo l’esperienza a Firenze e l’esperienza in chiaroscuro a Bergamo. Sullo sfondo si muove con decisione anche il Napoli, diviso tra le trattative per l’incontro decisivo tra Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis e l’apprezzamento per il tecnico Vincenzo Italiano. Il patron azzurro non esclude affatto la pista che porta proprio a Palladino, considerato una scelta di prospettiva ideale per guidare il rilancio della formazione partenopea.