
Roma, Internazionali di tennis: esplode la Sinnermania al Foro Italico
Il Foro Italico si trasforma in un palcoscenico vibrante dove il tempo sembra scandito esclusivamente dai movimenti del tennista più atteso del momento, il numero 1 mondiale Jannik Sinner. Nonostante il campo 14 appaia inizialmente deserto nelle ore centrali della giornata, l’atmosfera è carica di un’elettricità palpabile, con nutriti gruppi di sostenitori che presidiano ogni angolo disponibile pur di garantirsi una visuale privilegiata per l’allenamento pomeridiano del campione azzurro. La passione per il giovane fuoriclasse di San Candido assume contorni quasi calcistici, trasformando semplici spostamenti tra i campi in vere e proprie corse collettive che ricordano le resse dei grandi concerti rock degli anni novanta. Questa devozione non sembra però scalfire la proverbiale concretezza del ragazzo che, dopo un breve periodo di riposo necessario a ricaricare le pile, ha ripreso confidenza con la propria attrezzatura: «a 24 anni so divertirmi anche io, solo che magari lo faccio vedere meno degli altri».
Il legame tra il tennista e la capitale è diventato viscerale, un sentimento alimentato dalla gratitudine per un torneo che ha rappresentato un punto di ripartenza fondamentale in momenti difficili della sua carriera. Nonostante le fatiche della stagione e l’imminente impegno del Roland Garros, il numero uno del mondo non cerca giustificazioni e affronta la pressione con il solito piglio pragmatico sottolineando come «quando mi sono dovuto fermare per tre mesi lo scorso anno, è il primo torneo che ho disputato. È bellissimo tornare a Roma, sono super contento di essere qui. La stanchezza in vista del Roland Garros? Vivo il presente, so di aver recuperato durante l’ultimo torneo, il fisico lo sento abbastanza bene». Ogni sua apparizione pubblica, fosse anche solo il passaggio sopra un ponte metallico per raggiungere la sala stampa, scatena uno sciame impazzito di telefoni cellulari e richieste di autografi, un affetto che a tratti sembra quasi mettere in imbarazzo la sua indole riservata.
Oltre al campo e ai successi sportivi, emerge però anche un profilo più deciso e sindacale dell’atleta, particolarmente sensibile al tema del trattamento riservato ai giocatori nei tornei dello Slam. Il dibattito sui premi economici e sulla considerazione degli sportivi da parte delle istituzioni internazionali lo vede schierato in prima linea con parole di grande fermezza. In merito al contenzioso con gli organizzatori dei grandi tornei, il campione ha espresso il proprio disappunto: «si tratta soprattutto di rispetto perché penso che diamo molto di più di quello che riceviamo. Certo, parliamo sempre di soldi. Ma la cosa più importante è il rispetto e noi non lo percepiamo. Abbiamo scritto una lettera, se accade in altri sport non trascorrono 48 ore senza una risposta, perlomeno si viene convocati per un incontro. Noi siamo un anno che aspettiamo». Un monito che non esclude azioni future più eclatanti se le istanze degli atleti dovessero continuare a rimanere inascoltate.
Mentre il popolo del tennis si divide tra chi esibisce immagini sacre del proprio beniamino e chi gli dedica cartelli carichi di speranza, anche i grandi avversari non possono che inchinarsi alla sua ascesa. Novak Djokovic, tornato a Roma dopo un periodo di assenza, ha speso parole di sincera ammirazione per il collega definendolo fortissimo e sottolineando come il suo primato in classifica sia ampiamente meritato. Il serbo si dice convinto che la collezione di trofei dell’azzurro sia destinata ad ampliarsi rapidamente, forse proprio a partire dalla terra rossa romana. L’attesa ora è tutta per il debutto ufficiale contro Sebastian Ofner, l’inizio di un percorso che l’intera città si augura possa concludersi con il passaggio di consegne ideale da Adriano Panatta, a cinquant’anni esatti dall’ultimo storico trionfo italiano al Foro Italico.