Allarme Aifa: crescono le intossicazioni da paracetamolo tra i giovani

07/05/2026

L’Agenzia italiana del farmaco ha recentemente completato un’approfondita analisi riguardante i dati nazionali sui casi di intossicazione da paracetamolo tra gli adolescenti, diffondendo un avvertimento estremamente chiaro su un fenomeno che ha mostrato una crescita costante a partire dal periodo post-pandemico. Il monitoraggio si è reso necessario a causa di una tendenza allarmante osservata in diversi paesi europei, dove si è diffusa una pericolosa sfida sulle piattaforme social, in particolare su Tiktok. In queste competizioni digitali, i ragazzi vengono spinti ad assumere dosi elevate del medicinale per testare la propria resistenza fisica o nella vana ricerca di effetti psicoattivi che il principio attivo non possiede affatto. Casi documentati sono emersi in Belgio, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Francia, spingendo le autorità italiane a verificare la penetrazione di tale pratica nel nostro territorio nazionale.

Attualmente, i risultati dell’indagine condotta dall’ente regolatorio indicano che questa specifica sfida social non sembra aver ancora preso piede in Italia. Tuttavia, l’analisi ha portato alla luce un’altra problematica altrettanto preoccupante relativa all’uso improprio del farmaco. I dati evidenziano infatti un aumento dei casi di sovradosaggio intenzionale tra i giovani di età compresa tra i dodici e i diciassette anni, un trend che non accenna a diminuire. Tali episodi non sono legati a giochi online, ma piuttosto a gesti impulsivi o dimostrativi, alimentati da una percezione del rischio totalmente distorta. Esiste infatti tra i teenager la convinzione errata che il paracetamolo, essendo un farmaco estremamente comune e acquistabile senza ricetta medica, sia intrinsecamente innocuo e incapace di causare danni reali all’organismo.

A commentare questo scenario è intervenuto ai microfoni del Tgcom24 Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni dell’Irccs Maugeri di Pavia: «abbiamo analizzato i casi relativi alle intossicazioni intenzionali da paracetamolo in ragazzi tra i 12 e i 17 anni scoprendo che il fenomeno della social challenge al momento non sembra interessare l’Italia». Nonostante questa parziale rassicurazione, resta alta l’attenzione sulla fragilità psicologica e sull’impulsività dei ragazzi che utilizzano il medicinale in modo improprio. Sebbene il paracetamolo sia considerato uno dei farmaci più sicuri e versatili al mondo, tanto da essere inserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lista dei medicinali essenziali, la sua tossicità emerge in modo violento quando si superano le dosi massime raccomandate o si accorciano eccessivamente i tempi tra una somministrazione e l’altra.

Le conseguenze di un sovradosaggio possono essere devastanti, colpendo in modo particolare la funzionalità epatica. Armando Genazzani, presidente della Società Italiana di Farmacologia, ha chiarito con precisione i rischi clinici: «il rischio principale è a carico del fegato», ricordando inoltre come l’intossicazione acuta da questa sostanza rappresenti una delle cause più frequenti di trapianto d’organo, specialmente nei pazienti pediatrici. Il danno provocato può diventare irreversibile in tempi molto brevi se non si interviene con i protocolli medici corretti. Per questa ragione, le autorità sanitarie raccomandano caldamente di rispettare sempre gli intervalli minimi e di non sommare mai diversi prodotti che contengano lo stesso principio attivo.

Un ruolo cruciale nella prevenzione di questi incidenti è affidato alla rete degli adulti. L’Agenzia sottolinea che genitori e insegnanti non devono limitarsi alla vigilanza, ma devono diventare promotori di una cultura dell’uso responsabile del farmaco. È fondamentale che i giovani comprendano che anche i rimedi più comuni nascondono insidie se utilizzati al di fuori delle indicazioni mediche. In presenza di un sospetto sovradosaggio, la rapidità della reazione è il fattore determinante: è necessario contattare immediatamente un Centro Antiveleni o il pronto soccorso più vicino, senza attendere la comparsa di sintomi evidenti, poiché la tempestività del trattamento antidotico è l’unico strumento capace di scongiurare esiti fatali o danni permanenti alla salute dei ragazzi.

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