Svizzera senza ritegno: fattura da 108mila euro per i feriti di Crans Montana

25/04/2026

La tragedia del Constellation a Crans-Montana continua a proiettare ombre lunghe, trasformandosi in un caso diplomatico che scuote i rapporti tra Roma e Berna. Al centro della contesa non ci sono più soltanto le perizie sulle fiamme o le responsabilità penali, ma un conto economico che l’Italia non ha alcuna intenzione di saldare. La mutua svizzera ha infatti manifestato l’intenzione di chiedere al nostro Paese il rimborso di 100mila franchi, circa 108mila euro, per le spese sanitarie sostenute dall’ospedale di Sion durante il breve ricovero di tre ragazzi italiani rimasti feriti nel rogo. La questione è emersa con forza durante l’incontro avvenuto nel pomeriggio tra l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, e il presidente del Cantone del Vallese, Mathias Reynard. Quest’ultimo ha gelato le aspettative italiane spiegando che, dal punto di vista normativo, non vi sarebbero margini di manovra affinché il Cantone possa farsi carico direttamente di tali costi.

La reazione del governo italiano è stata immediata e priva di sfumature diplomatiche, a partire dalle parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha espresso una posizione di netta chiusura rispetto alle pretese elvetiche. Secondo il titolare della Farnesina, la responsabilità dell’accaduto ricade interamente su chi gestiva il locale e su chi avrebbe dovuto vigilare sulla sicurezza, rendendo di fatto nulla ogni pretesa verso lo Stato italiano. «Mi pare che sia ovvio che non paghiamo. La responsabilità è soltanto di chi gestiva il locale e di chi non ha fatto fare i controlli. Quindi non c’è alcuna responsabilità italiana e credo che debbano pagare gli svizzeri», ha scandito il ministro, spostando l’attenzione sulla gestione negligente della struttura teatro del rogo.

Sulla stessa linea si è mosso l’ambasciatore Cornado, che ha sollevato una questione di principio legata alla reciprocità e al trattamento paritario tra le due nazioni. L’ambasciatore ha ricordato con fermezza come l’Italia si sia fatta carico per settimane, senza chiedere alcun indennizzo, della cura di due cittadini svizzeri presso l’Ospedale Niguarda di Milano, sottolineando inoltre l’intervento tempestivo della protezione civile della Valle d’Aosta che partecipò ai soccorsi iniziali con un proprio elicottero. «L’Italia non pagherà le spese sanitarie per i feriti di Crans-Montana, di cui la Svizzera ha intenzione di chiedere il rimborso. Pretendiamo parità di trattamento, perché sarebbe inaccettabile che la mutua svizzera o il Vallese chiedano che tali costi ricadano sull’Italia e sugli Italiani», ha chiarito il diplomatico dopo il colloquio con Reynard.

Il punto fermo della diplomazia italiana riguarda l’assurdità di accollarsi i costi per cure prestate per poche ore a giovani vittime di un evento causato, secondo le accuse, dall’irresponsabilità dei gestori. Le uscite di sicurezza sbarrate e la mancanza di controlli da parte delle autorità comunali e cantonali rappresentano, per Roma, il fulcro del problema. «Lo Stato italiano non si accollerà mai le spese per le cure prodigate per sole poche ore ai nostri ragazzi che sono rimasti intossicati o ustionati e che hanno sofferto e sono condannati a soffrire a causa dell’irresponsabilità dei gestori del locale», ha aggiunto Cornado, riferendo che Reynard ha suggerito di elevare la discussione al Dipartimento federale dell’Interno per cercare una soluzione bilaterale.

A chiudere il cerchio delle proteste è intervenuta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che attraverso i propri canali social ha espresso sconcerto per quella che ha definito una pretesa inaccettabile. La premier ha promesso battaglia nel caso in cui la richiesta dovesse essere formalizzata dai canali ufficiali elvetici. «Apprendo da notizie di stampa che le autorità svizzere hanno intenzione di chiedere all’Italia il pagamento delle esose spese mediche che l’ospedale di Sion avrebbe sostenuto per i ricoveri, anche di poche ore, di alcuni ragazzi rimasti feriti nell’incendio di Crans-Montana. Se questa ignobile richiesta dovesse essere formalizzata, annuncio fin da ora che l’Italia la respingerà al mittente e che non le darà alcun seguito», ha dichiarato Meloni, auspicando che prevalga il senso di responsabilità delle autorità svizzere per evitare una rottura profonda su un tema così sensibile.

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