Estradato uno degli aggressori dello youtuber Simone Cicalone

22/04/2026

È stato finalmente consegnato alla giustizia italiana Victor Ionut Dascalu, il trentanovenne di origine romena che tre giorni fa è stato estradato dalla Finlandia e si trova attualmente ristretto nel carcere di Rebibbia. L’uomo, considerato dagli investigatori uno dei componenti più attivi del famigerato «Clan di Hitler», è in attesa di essere interrogato nei prossimi giorni per rispondere delle pesanti accuse legate al violento pestaggio subito dallo youtuber Simone Ruzzi, noto al grande pubblico come Cicalone. I fatti risalgono allo scorso novembre, quando presso la fermata della metropolitana Ottaviano, a Roma, un gruppo organizzato scatenò un’aggressione brutale che coinvolse non solo il creatore di contenuti ma anche il personale di sicurezza in servizio. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Dascalu avrebbe avuto un ruolo di primo piano nella violenza, colpendo e spintonando le guardie giurate intervenute per proteggere Ruzzi, per poi scagliarsi contro quest’ultimo colpendolo con un violento colpo alla testa.

L’arresto di Dascalu è avvenuto nei mesi scorsi in Finlandia, dove l’uomo si era rifugiato nel tentativo di far perdere le proprie tracce dopo i fatti di Roma. Prima della consegna alle autorità italiane, il trentanovenne, difeso dall’avvocato Massimo Titi, ha dovuto scontare nel paese scandinavo una condanna a due mesi di reclusione per il reato di furto. La sua permanenza all’estero non è stata un caso isolato all’interno della banda: altri due esponenti del sodalizio criminale, Marian Florin Bratu e Iulian Marian Simion, avevano scelto lo stesso territorio come nascondiglio, continuando però a delinquere fino al momento del loro arresto da parte delle autorità locali. Un quarto complice, il ventisettenne Ricardo Nicolae Moldoveanu, era stato invece rintracciato in Romania ed estradato già lo scorso mese grazie alla stretta cooperazione garantita dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia.

Il quadro delineato dagli inquirenti descrive una struttura gerarchica ben definita, in cui ogni membro del gruppo aveva un compito specifico durante le azioni predatorie o punitive. Mentre Bratu è accusato di aver sferrato il primo pugno che ha fatto cadere Ruzzi al suolo, Simion avrebbe coordinato la fuga del branco insieme ai complici. Dascalu, dal canto suo, si sarebbe occupato di neutralizzare i vigilantes per garantire che l’aggressione allo youtuber potesse proseguire senza intoppi. Il gruppo, che trae le proprie origini e la sua centrale operativa a Buzao, in Romania, è ritenuto un’organizzazione specializzata in furti e rapine con raggio d’azione internazionale, avendo operato con frequenza anche nel Regno Unito. Il gip di Roma, nell’ordinanza di custodia cautelare, ha evidenziato come i membri del sodalizio abbiano agito con «estrema violenza e determinazione».

L’episodio del 12 novembre è iniziato mentre Cicalone stava discutendo con i quattro soggetti, affiancato da due guardie giurate. La situazione è degenerata istantaneamente quando il gruppo si è accorto della presenza della videomaker che stava documentando l’incontro. In quel momento è scattato il raid: due uomini hanno atterrato i vigilantes con calci e pugni, mentre gli altri si sono concentrati sullo youtuber in un’azione di accanimento collettivo che gli è costata una prognosi di 45 giorni. Oltre ai quattro destinatari della misura cautelare, sul posto erano presenti anche un uomo di cinquantadue anni e sua moglie, entrambi senza fissa dimora, con l’uomo indicato dalla vittima come il possibile vertice del «Clan di Hitler». Con l’estradizione di Dascalu, le indagini si avviano verso una fase cruciale per accertare le responsabilità definitive di un gruppo criminale che per mesi ha seminato il panico nelle infrastrutture del trasporto pubblico romano.

M.M.

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