
Capena, omicidio del giostraio: rinvio a giudizio per i tre aggressori
L’inchiesta giudiziaria riguardante la tragica scomparsa di Stefano Cena, conosciuto affettuosamente da tutti come Luigi, ha raggiunto il suo primo e fondamentale punto di svolta. La comunità di Capena, ancora profondamente scossa dai fatti avvenuti durante l’ultima Sagra dell’Uva, si prepara ora a seguire le fasi di un processo che si preannuncia carico di tensione e dolore. Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Tivoli ha infatti accolto integralmente la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal sostituto procuratore Gabriele Iuzzolino, stabilendo che a decidere sulle responsabilità della morte del 65enne sarà la Corte d’Assise di Roma a partire dal prossimo 6 luglio. Sul banco degli imputati siederanno tre giovani, Mohamed Azzeldin e Raul Gabriel Matei, entrambi poco più che ventenni, e il venticinquenne Lorenzo Agueci, tutti attualmente reclusi nel carcere di Rebibbia fin dai primi giorni di novembre.
L’accusa mossa nei loro confronti è quella di omicidio volontario aggravato in concorso, un’imputazione pesante che scaturisce da una ricostruzione minuziosa operata dai carabinieri della compagnia di Monterotondo. Tutto ebbe inizio la sera del 5 ottobre 2025, in un momento di festa cittadina che avrebbe dovuto celebrare i frutti della terra e la convivialità tipica del borgo laziale. Invece, proprio tra le luci e la musica delle attrazioni, si è consumata una violenza che appare ancora oggi inspiegabile per la sua futilità iniziale. Stefano Cena, che lavorava insieme al fratello nel settore dello spettacolo viaggiante, si sarebbe trovato a dover gestire l’esuberanza molesta di un gruppo di ragazzi del posto, alcuni dei quali, ironia della sorte, prestavano attività lavorativa proprio alle dipendenze del fratello della vittima.
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate con rapidità dalla procura di Tivoli, la scintilla che ha innescato la tragedia sarebbe stata legata a una questione di pochi euro: l’acquisto del biglietto per una delle giostre. Alcuni dei giovani coinvolti sarebbero saliti sull’attrazione senza aver regolarmente pagato il ticket, rifiutandosi poi di scendere al richiamo legittimo del titolare. Da quel momento, la situazione è scivolata rapidamente verso un’escalation di aggressività verbale e fisica. Il 65enne è stato inizialmente coinvolto in un aspro diverbio con uno degli aggressori, riuscendo però in un primo momento ad allontanarsi e a evitare che lo scontro degenerasse ulteriormente sotto gli occhi dei presenti. Tuttavia, la furia del gruppo non si è affatto placata, anzi, ha trovato nuovi bersagli quando i ragazzi hanno iniziato a rivolgere le loro attenzioni minacciose verso la moglie e il figlio dell’uomo.
È stato proprio in quell’istante, vedendo la propria famiglia messa in pericolo e presa di mira dal branco, che Stefano Cena è tornato sui propri passi per tentare una disperata difesa dei suoi cari. In quel frangente, la violenza è esplosa definitivamente e senza via di scampo. L’uomo è stato scaraventato a terra con brutalità e colpito ripetutamente con calci e pugni mentre si trovava in una condizione di totale vulnerabilità. Un elemento che si è rivelato assolutamente determinante per cristallizzare le prove a carico dei tre indagati è stato il reperimento e l’analisi dei filmati provenienti dalle telecamere di videosorveglianza della zona. Le immagini hanno catturato la drammatica sequenza dei fatti, permettendo ai carabinieri di Capena di identificare con precisione i volti dei partecipanti all’aggressione e di ricostruire ogni singolo spostamento avvenuto prima e durante il pestaggio fatale.
Nonostante il pronto intervento dei militari, che sono riusciti a riportare la calma tra la folla atterrita della sagra e ad avviare immediatamente le ricerche dei sospettati basandosi sulle prime testimonianze raccolte, per il giostraio non c’è stato nulla da fare. Le ferite riportate durante l’aggressione sono risultate troppo gravi, trasformando una banale lite per un mancato pagamento in un brutale caso di omicidio che ha indignato l’intera regione. Ora la parola passa ai giudici della Corte d’Assise, chiamati a valutare la condotta di tre giovani le cui vite si sono incrociate in modo nefasto con quella di un lavoratore che stava soltanto cercando di far rispettare le regole della propria attività e di proteggere i propri affetti più cari.
M.M.