Ostia, cresce il ruolo delle donne nella gestione dello spaccio

27/05/2026

Sul litorale romano le gerarchie della criminalità organizzata stanno subendo una mutazione profonda, evidenziata dalle recenti e continue operazioni delle forze dell’ordine. I vuoti di potere lasciati dalle storiche inchieste, dai maxiprocessi e dagli omicidi che hanno insanguinato Ostia hanno innescato un turnover inaspettato. In questo scenario di riorganizzazione, figure femminili autoctone, spesso con alle spalle passati complessi legati alla tossicodipendenza o cresciute all’ombra dei vecchi boss, stanno conquistando spazi di rilievo. Non si tratta di una scalata ai vertici dei grandi clan, bensì di una gestione capillare e redditizia di piazze di spaccio di medie e piccole dimensioni, concentrate nel quadrilatero della droga tra piazza Gasparri, via Forni, via Fasan e via Cagni. Qui le donne coordinano la custodia delle sostanze, tengono la cassa e gestiscono le consegne, dimostrando una determinazione che i canali investigativi monitorano con attenzione.

Un profilo particolarmente emblematico emerso dalle indagini della Guardia di Finanza è quello della 66enne Anna Anatolio. Pur non essendo a capo di un vero e proprio clan, la donna gestiva con pugno di ferro la piazza di spaccio delle cosiddette Case Rosse, tra via Domenico Baffigo e via dell’Idroscalo, trasformando il proprio appartamento in un centro nevralgico di stoccaggio e spaccio. Le intercettazioni ambientali svelano la considerazione che la donna aveva del proprio ruolo e l’autorità esercitata sui gregari per bloccare sul nascere qualsiasi autonomia. Rivolgendosi a uno dei suoi collaboratori, la Anatolio affermava perentoria: « So padrona? Si…eh? Me posso permette de fa qualsiasi cosa no? E stai attento pure tu ». La stessa indagata ribadiva la propria anzianità criminale per frenare i disordini nella zona con parole inequivocabili: « A me le ca….. che fate…non sono belle…o fate le persone serie o ve ne andate a f……so quarantanni che sto qua sotto io…con me non passate proprio…eh no… me so fatta gli anni de galera e non deve venì il primo s……a fa casini qui sotto, non lo permetto proprio…se divento cattiva qua sotto non ce sta più nessuno ».

Il metodo organizzativo strutturato dalla donna ricalcava schemi classici ma efficaci, avvalendosi dell’aiuto di altre figure femminili come la sorella Alessandra, impiegata sia come vedetta sia come pusher. I proventi giornalieri venivano accreditati su carte prepagate per eludere i controlli, mentre le consegne a domicilio venivano effettuate utilizzando vetture prese a noleggio. Questo modello di piazza chiusa faceva leva anche sull’occupazione abusiva di alloggi popolari e sullo spaccio da cortile. Parallelamente, un’operazione congiunta tra il distretto Lido e la Squadra Mobile ha portato all’arresto di altre due donne nella zona di via Cagni, un tempo considerata sotto l’influenza dei clan locali. Si tratta di Cristina Castagna, nata nel 1972, sorpresa con due chili di cocaina e un chilo e mezzo di hashish nascosti in camera da letto, e della 26enne Rebecca Fenocchi, fermata a bordo di un’auto con diverse dosi di droga e oltre seimila euro in contanti.

Infine, l’azione di contrasto dei Carabinieri ha portato all’ennesimo arresto di una donna del 1979 in via Forni, proprio davanti al civico dove in passato si era consumato l’omicidio del diciannovenne Simone Schiavello. Per la donna, fortemente condizionata dal proprio stato di tossicodipendenza, si tratta del quarto arresto da novembre, accompagnato da numerose denunce dall’inizio dell’anno, a dimostrazione di una recidività legata alla necessità di alimentare il mercato locale. Al momento del controllo, la 47enne custodiva 11 dosi di cocaina, hashish e 370 euro in contanti. Nel litorale romano c’è una rete di spaccio diffusa e parcellizzata, dove le donne non ricoprono più ruoli puramente marginali.

M.M.

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