Usa e Iran, tregua di due settimane: lo Stretto di Hormuz torna libero

08/04/2026

In un clima di altissima tensione internazionale, la diplomazia globale registra una svolta improvvisa quanto attesa, con una manovra che sposta l’asse del conflitto mediorientale verso un possibile tavolo negoziale. Donald Trump, attraverso un annuncio affidato ai propri canali social, ha ufficializzato la decisione di estendere di ulteriori 14 giorni la scadenza dell’ultimatum imposto all’Iran, congelando momentaneamente l’escalation militare che sembrava ormai inevitabile. La condizione posta dall’inquilino della Casa Bianca è però perentoria e non ammette ambiguità: lo stop alle operazioni belliche è garantito solo «a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz». Una richiesta che tocca il cuore pulsante del commercio energetico mondiale, il cui blocco ha pesato drammaticamente sull’economia globale delle ultime settimane.

Teheran, dal canto suo, ha risposto positivamente alla proposta americana, un’apertura resa possibile grazie alla mediazione silenziosa ma efficace della Cina. Pechino ha infatti esercitato una forte pressione sugli ayatollah, esortandoli a una de-escalation necessaria per evitare un collasso regionale. Secondo le fonti ufficiali iraniane il via libera definitivo sarebbe arrivato direttamente dalla guida suprema, Mojtaba Khamenei, ma è lecito dubitarne, visto che le ultime notizie lo descrivono in condizioni disperate e incapace di fare alcunchè. Nonostante la tv di stato iraniana abbia tentato di narrare l’evento parlando di una «umiliante ritirata» da parte degli Stati Uniti, il focus internazionale è già rivolto a Islamabad. Il Pakistan si prepara infatti a ospitare, già nella giornata di venerdì, il primo round di colloqui diretti per la pace, un vertice che vedrà confrontarsi delegazioni di altissimo profilo. L’Iran sarà rappresentato dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, mentre per la parte americana sarà il vicepresidente J.D. Vance a guidare le trattative, confermando l’importanza che Washington attribuisce a questo spiraglio diplomatico.

Anche Israele partecipa a questa parziale tregua, seppur con una posizione carica di distinguo e prudenza. Fonti vicine all’amministrazione statunitense confermano che Tel Aviv ha accettato di sospendere i raid aerei per favorire il dialogo, nonostante il governo di Benjamin Netanyahu sia rimasto visibilmente sorpreso dalla repentina virata diplomatica americana. La tensione rimane comunque alta sul fronte nord, con il premier israeliano che ha tenuto a precisare: «la tregua non vale per il Libano», smentendo in parte le speranze pakistane di un cessate il fuoco totale nella regione. Dal fronte europeo arrivano segnali di forte incoraggiamento. Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo, ha accolto con favore l’accordo sottolineando l’importanza di rispettare i termini stabiliti per giungere a una pace duratura, garantendo il pieno sostegno dell’Unione Europea agli sforzi di mediazione facilitati dal Pakistan.

Le borse europee hanno reagito con un euforico balzo in avanti, spinte dalla prospettiva di una normalizzazione dei flussi energetici. Francoforte ha guidato la corsa con un incremento superiore al quattro percento, seguita a ruota da Parigi e Londra. Il dato più significativo riguarda però il mercato energetico: il prezzo del gas ad Amsterdam è letteralmente crollato, scendendo di oltre il 19% fino a attestarsi sui 43 euro al megawattora. Trump, parlando alla stampa britannica, ha rivendicato la bontà della sua strategia aggressiva sostenendo che gli Stati Uniti hanno ottenuto «tutto ciò che volevamo ottenere sul piano militare» e definendo l’operazione come «una vittoria totale da quel punto di vista e da ogni altro punto di vista». Nonostante l’apertura al dialogo, il leader americano ha ribadito la sua linea di fermezza, dichiarando che se l’accordo non dovesse rivelarsi «buono», le forze americane sono pronte a riprendere le ostilità: «ci possiamo tornare immediatamente, molto facilmente». Il mondo attende ora i risultati del vertice di Islamabad, sperando che queste due settimane di silenzio delle armi possano tramutarsi in un ritorno stabile alla pace.

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