Caro carburanti: il caos degli sconti e la caccia ai “furbetti” delle accise

20/03/2026

Roma si è svegliata ieri con la speranza di vedere i prezzi dei carburanti finalmente in calo, ma la realtà ai distributori ha restituito un’immagine molto diversa dalle aspettative dei consumatori. Chi si è fermato a fare rifornimento ha constatato con amarezza che le differenze rispetto alle ventiquattr’ore precedenti erano pressoché nulle. Nonostante il decreto governativo volto a calmierare i costi di benzina e diesel sia entrato ufficialmente in vigore, l’applicazione del taglio delle accise ha proceduto a rilento, con una rete di distribuzione che è apparsa quasi paralizzata nella ricezione delle nuove tariffe. Solo con il passare delle ore il numero dei distributori virtuosi ha iniziato timidamente a crescere, ma il ritardo ha già innescato una serie di controlli a tappeto da parte delle autorità competenti.

Il monitoraggio costante di Mister Prezzi ha evidenziato come il passaggio della tassazione da 672,90 a 472,90 euro per mille litri non sia stato recepito con la dovuta solerzia. Questo taglio di 20 centesimi, che con l’aggiunta dell’Iva dovrebbe tradursi in un risparmio effettivo di circa 25 centesimi al litro, sembra essere rimasto incagliato tra le pieghe burocratiche dei listini industriali. Sulla carta, i prezzi consigliati avrebbero dovuto attestarsi attorno a 1,65 euro per la benzina e 1,87 euro per il gasolio, ma la realtà dei cartelloni elettronici ha raccontato una storia di resistenza al ribasso e, in alcuni casi, di vera e propria speculazione.

Le segnalazioni del Codacons hanno dipinto un quadro di profonda confusione lungo la rete autostradale italiana. In particolare, è emerso che «sull’A22 Brennero-Modena il diesel supreme era venduto al servito a 3,159 euro al litro, 2,849 euro/litro al self», cifre che stridono violentemente con gli obiettivi del provvedimento d’urgenza. Non sono mancati i casi di gestori che, pur aggiornando le accise, hanno contestualmente aumentato il margine industriale, annullando di fatto lo sforzo economico imposto dall’esecutivo per proteggere il potere d’acquisto delle famiglie e delle imprese italiane.

Di fronte a queste anomalie, Benedetto Mineo ha convocato d’urgenza la commissione di Allerta rapida, trasmettendo alla Guardia di Finanza un elenco dettagliato degli impianti che non hanno ancora adeguato le quotazioni. Le fiamme gialle avranno il compito di segnalare tali irregolarità all’Antitrust per l’avvio di sanzioni che, per le compagnie inadempienti nella comunicazione dei dati, potrebbero arrivare fino allo 0,1% del fatturato annuo. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy si prepara a pubblicare dati ancora più puntuali nella giornata di oggi, ma l’esito dei primi test effettuati tra la mattinata e il pomeriggio di ieri ha confermato una situazione di diffuso ritardo.

Le associazioni di categoria Faib e Fegica hanno cercato di difendere l’operato dei gestori scrivendo direttamente alla premier Giorgia Meloni. perchè pochissimi impianti «hanno ricevuto dalla compagnia il prezzo aggiornato», rendendo tecnicamente impossibile l’adeguamento immediato dei listini visto che i gestori risultano contrattualmente vincolati ai prezzi imposti dalle case petrolifere. A dare man forte a questa tesi è intervenuto anche il ministro Matteo Salvini, che ha spostato l’attenzione su altri anelli della filiera produttiva dove la speculazione potrebbe trovare un terreno più fertile.

Dal mondo della produzione arriva poi un’ulteriore giustificazione legata ai tempi tecnici di approvvigionamento: lo sconto si applica infatti solo ai nuovi carichi di carburante e non a quelli già presenti nelle cisterne prima dell’entrata in vigore del decreto. Viene ricordato che anche durante il precedente intervento guidato da Mario Draghi furono necessari circa 4 giorni prima che il taglio venisse recepito su tutta la rete nazionale. Nonostante queste tensioni interne, un’analisi di Facile.it sottolinea un dato interessante: dall’inizio delle ostilità in Iran, l’Italia ha registrato rincari percentuali inferiori rispetto ai suoi partner europei. Se nel nostro Paese la benzina è salita del 10%, in nazioni come Spagna, Francia e Germania i rialzi sono stati decisamente più aggressivi, sfiorando in alcuni casi incrementi vicini al 30%.

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