
Caso Orlandi e scavi alla Casa del Jazz: la lettera della Commissione d’inchiesta al Prefetto
La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori ha deciso di accendere i propri riflettori sulle attività di scavo in corso presso la Casa del Jazz a Roma. Il presidente dell’organismo parlamentare, Andrea De Priamo, ha infatti inviato una lettera formale, condivisa con l’ufficio di presidenza, al prefetto della Capitale Lamberto Giannini. Il senso dell’iniziativa è chiaro: richiedere un canale di informazione diretto qualora dalle attività nel sottosuolo di Villa Osio dovessero emergere elementi di interesse per la ricostruzione dei misteri che avvolgono la sparizione della giovane cittadina vaticana e di Mirella Gregori. Nonostante al momento non siano stati tracciati collegamenti diretti e ufficiali tra il sito e la vicenda Orlandi, l’importanza storica e criminale del luogo impone alla Commissione una vigilanza stretta in un’ottica di necessaria collaborazione istituzionale.
La Casa del Jazz sorge su un terreno che per lungo tempo è stato il simbolo del potere economico della Banda della Magliana, essendo stata la residenza di Enrico Nicoletti, considerato il cassiere dell’organizzazione criminale. Proprio questa genesi ha alimentato negli anni suggestioni e ipotesi investigative. Gli scavi attualmente in corso nel giardino della villa sono iniziati lo scorso novembre su input dell’ex magistrato Guglielmo Muntoni. L’ipotesi principale che ha mosso i primi sondaggi del terreno riguardava la possibile sepoltura del giudice Paolo Adinolfi, scomparso misteriosamente il 2 luglio del 1994 e mai più ritrovato. Tuttavia, l’apertura di un tunnel rimasto inesplorato per decenni ha inevitabilmente attirato l’attenzione della famiglia Orlandi e degli inquirenti che si occupano dei grandi segreti della Capitale. Sebbene la probabilità di rinvenire resti umani sembri legata a congetture, non si può escludere il ritrovamento di materiale documentale, come agende o archivi cartacei, che la criminalità organizzata potrebbe aver occultato nei meandri della struttura.
Le attività di indagine sul campo hanno vissuto diverse fasi. Inizialmente sostenute grazie all’impegno della Camera di Commercio e di Confcooperative, le operazioni hanno subito una battuta d’arresto per motivi finanziari, per poi riprendere con il supporto tecnico dei Vigili del Fuoco. Il prefetto Lamberto Giannini, intervenendo recentemente sulla questione, ha ribadito la volontà dello Stato di fare piena luce su ogni angolo di quella proprietà confiscata: «Questo è un bene che è stato a lungo nella disponibilità di un’organizzazione criminale importante e ora è nelle disponibilità dello Stato. Quello che muove la Prefettura nel coordinare questi lavori è la necessità di non avere dubbi e di non lasciare dubbi». Questa linea di trasparenza totale si sposa con la richiesta di De Priamo, che mira a non lasciare nulla di intentato nella ricerca della verità.
Allo stato attuale, l’esplorazione del sottosuolo ha confermato l’esistenza del tunnel ipotizzato, ma i lavori stanno procedendo con cautela a causa di un parziale cedimento strutturale che ha interessato una parte della galleria. Questo imprevisto tecnico richiederà ulteriore tempo per consentire una messa in sicurezza degli ambienti e una successiva ispezione accurata. Ogni eventuale ritrovamento sarà immediatamente segnalato all’Autorità giudiziaria, ma la Commissione parlamentare resta in attesa di capire se quel cunicolo possa finalmente svelare dettagli utili a chiudere una delle ferite più profonde e dolorose della storia italiana contemporanea.
M.M.