Arrestati i 4 romeni responsabili del pestaggio ai danni di Simone Cicalone

01/03/2026

Le indagini condotte dalla polizia di Stato sulla violenta aggressione subita dallo YouTuber Simone Ruzzi, meglio conosciuto dal grande pubblico come Simone Cicalone, hanno portato a una svolta significativa che scoperchia un calderone di criminalità internazionale organizzata. Gli eventi risalgono allo scorso 12 novembre, quando all’interno della stazione Ottaviano, snodo cruciale della linea A della metropolitana di Roma, l’ex pugile e creatore di contenuti è stato brutalmente picchiato mentre documentava la piaga dei borseggi per la sua trasmissione dedicata alla sicurezza urbana. La decisione del gip Rosalba Liso, arrivata dopo un meticoloso lavoro di coordinamento tra il procuratore aggiunto Giovanni Conzo e la pm Eleonora Fini, ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere per quattro cittadini di nazionalità romena. Questi individui non sono stati inquadrati come semplici delinquenti di strada, ma come soggetti definiti dalle stesse autorità del loro paese d’origine «estremamente pericolose», una dicitura che sottolinea l’elevata caratura criminale del gruppo intercettato.

L’ordinanza firmata dal giudice mette in luce dettagli inquietanti sulla natura degli aggressori, identificandoli formalmente «come appartenenti a un’organizzazione criminale denominata Clan di Hitler». Questa banda, con base operativa a Buzau, in Romania, risulterebbe particolarmente attiva in un ampio raggio d’azione che tocca non solo il suolo romeno ma anche l’Inghilterra e, ovviamente, le infrastrutture di trasporto italiane. La specializzazione del gruppo riguarda prevalentemente i reati contro il patrimonio, eseguiti con una precisione quasi militare. Tre degli indagati sono stati localizzati in Finlandia, dove si trovavano già reclusi per altri reati commessi in quel territorio, e per loro si attende ora il completamento delle procedure di estradizione verso il nostro Paese. Il quarto uomo, un ventisettenne, è stato invece catturato in Romania grazie ai meccanismi di cooperazione internazionale: una volta atterrato all’aeroporto di Fiumicino, è stato immediatamente preso in consegna e trasferito in una struttura carceraria.

Il pestaggio ai danni di Cicalone è stato analizzato attraverso i filmati delle telecamere di sorveglianza della stazione, fornendo agli inquirenti una ricostruzione millimetrica di quanto accaduto in quei minuti concitati. Le immagini non hanno mostrato solo l’esplosione della violenza, ma anche l’attesa e la preparazione del gruppo criminale, che stazionava nei corridoi della metropolitana ben prima del contatto fisico. Secondo la descrizione fornita dalla polizia giudiziaria, i malviventi agivano seguendo una coreografia collaudata in cui «secondo uno schema ricorrente alcuni soggetti si muovevano avanti e indietro avvicinandosi a coppie di turisti, altri stazionavano nelle immediate vicinanze fingendo di osservare l’ambiente o simulando conversazioni telefoniche, mentre altri soggetti svolgevano funzioni di segnalazione in caso di avvicinamento delle forze dell’ordine». Era un’organizzazione oliata, dove ognuno aveva un ruolo preciso tra pali e segnalatori, pronta a trasformarsi da banda di borseggiatori a squadraccia punitiva quando ha avvertito la minaccia delle riprese video.

L’episodio ha riacceso con forza il dibattito sulla sicurezza nelle arterie sotterranee della capitale, evidenziando la pericolosità di bande che non esitano a ricorrere alla forza bruta per proteggere i propri traffici illeciti. Simone Cicalone, impegnato da tempo in una campagna di denuncia sui furti ai danni dei passeggeri, si è trovato di fronte a una minaccia che superava di gran lunga il livello di guardia ordinario. Gli arrestati devono ora rispondere delle accuse di lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale, con le aggravanti del caso.

M.M.

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