
Omicidio Federica Torzullo ad Anguillara: si cerca un possibile complice
La ricostruzione del tragico femminicidio di Federica Torzullo, la 41enne uccisa brutalmente nella sua villetta di Anguillara all’inizio di gennaio 2026, si arricchisce di dettagli agghiaccianti che dipingono un quadro di lucida e prolungata premeditazione. Il procuratore di Civitavecchia, Alberto Liguori, ha messo nero su bianco le tappe di un delitto che non sembrerebbe affatto come un improvviso scatto d’ira, bensì come l’esito finale di una strategia studiata. Secondo l’accusa, Claudio Carlomagno, il marito oggi indagato per omicidio e occultamento di cadavere, avrebbe maturato la decisione di sbarazzarsi della moglie quando è apparso chiaro che la separazione voluta dalla donna fosse ormai inevitabile. Federica Torzullo era infatti determinata a porre fine a un matrimonio ormai logoro, mentre l’uomo, secondo gli inquirenti, era preoccupato di perdere la custodia del figlio.
Il momento di rottura definitiva si sarebbe verificato durante il periodo natalizio, quando la donna, esausta per l’atteggiamento ostruzionistico del coniuge, avrebbe posto un ultimatum invalicabile: dopo le festività, ciascuno avrebbe dovuto prendere una strada diversa. La sera dell’8 gennaio, mentre Federica stava preparando i bagagli per un fine settimana in Basilicata, il confronto si è riacceso. In quegli istanti, Carlomagno avrebbe compreso che non c’era più spazio per ulteriori rinvii e, secondo il procuratore, avrebbe deciso di agire passando alla fase esecutiva. Un’azione che per la Procura avrebbe comportato la presenza di almeno un complice, data l’estrema rapidità con cui la scena del crimine è stata ripulita e il corpo rimosso dalla villetta di via Costantino.
Le incongruenze nel racconto fornito dall’indagato sono al centro dell’attenzione degli investigatori. Carlomagno ha sostenuto di aver fatto tutto da solo in soli 40 minuti, un lasso di tempo giudicato del tutto inverosimile per compiere un omicidio così violento, denudare la vittima, avvolgerla in un sacco di plastica, caricarla in auto e cancellare ogni traccia di sangue dall’abitazione. Federica è stata colpita con 23 coltellate, di cui 19 concentrate tra il volto e il collo, un accanimento che per l’accusa dimostra la volontà di cancellare l’identità della vittima. Le restanti ferite, rinvenute sulle mani, testimoniano invece l’ultimo e disperato tentativo della 41enne di difendersi dalla furia del suo aggressore. Il procuratore Liguori ha espresso forti dubbi sulla versione difensiva del delitto d’impeto, incalzando sulla «presenza di terze persone nella fase antecedente, coeva o successiva alla consumazione del reato».
Un altro indizio che rafforza la tesi della pianificazione riguarda il destino del figlio della coppia. Proprio la sera dell’8 gennaio, Carlomagno avrebbe insistito per portare il bambino a dormire dai nonni materni, motivando il gesto con la volontà di risparmiare alla suocera una levataccia il mattino seguente. Tuttavia, per la Procura, si è trattato di una mossa calcolata per liberare il campo da testimoni e procedere indisturbato con l’omicidio poche ore dopo. Attualmente, le indagini si concentrano sulle analisi tecniche dei telefoni cellulari dell’uomo e sul computer di bordo della sua vettura, strumenti che potrebbero rivelare spostamenti e contatti decisivi per identificare chi possa averlo aiutato a disfarsi del corpo. Resta ancora aperta la ferita legata al suicidio dei genitori dell’indagato, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, un evento drammatico che si inserisce in una vicenda familiare già profondamente segnata dal sangue.
M.M.