
Crans-Montana, la testimonianza choc dell’operaio che fece i lavori
L’inchiesta sulla tragedia del locale Le Constellation, dove un incendio devastante durante la notte di Capodanno ha strappato la vita a 41 persone, si arricchisce di dettagli inquietanti che gettano un’ombra pesante sulla gestione delle indagini e sulla sicurezza della struttura. Al centro del caso emerge la figura di Robert Borbiro, un operaio che partecipò ai lavori di ristrutturazione del pub tra il 2015 e il 2016 e che già nei primi giorni di gennaio aveva tentato di mettersi in contatto con le autorità svizzere per fornire informazioni cruciali. In una comunicazione inviata agli investigatori, l’uomo aveva spiegato chiaramente la sua posizione: «Mi chiamo Robert Borbiro, ho realizzato l’arredamento per il signor e la signora Moretti per l’apertura del loro locale nel 2016… In fase di conferma dell’ordine, ho proposto l’opzione di rivestire tutto con schiuma ignifuga. Questa opzione è stata rifiutata dal cliente per motivi di budget». Si tratta di una rivelazione potenzialmente esplosiva che, se confermata, indicherebbe una precisa responsabilità dei gestori nella scelta di materiali non sicuri per risparmiare sui costi di avviamento.
Borbiro non si è limitato a segnalare la questione dei materiali, ma ha fornito una descrizione dettagliata di tutte le criticità strutturali che rendevano il locale una vera e propria trappola in caso di emergenza. Secondo il suo racconto, la configurazione degli spazi era totalmente inadeguata agli standard minimi di sicurezza: «L’accesso dalla strada avveniva solo tramite una piccola e stretta scala. Lo spazio era privo di un sistema di ventilazione chiuso. Sul retro della sala una piccola porta conduceva a uno spazio aperto, ma questo non costituiva un’uscita di sicurezza conforme alle normative». La sua esperienza pregressa nel settore alberghiero francese gli aveva permesso di intuire immediatamente la pericolosità del sito, al punto da dichiarare agli inquirenti di non comprendere come la struttura avesse potuto ottenere le autorizzazioni necessarie all’esercizio.
La gravità della situazione è esplosa quando l’avvocato Sébastien Fanti, legale di diverse famiglie delle vittime, ha scoperto che questa comunicazione fondamentale non figurava nel fascicolo dell’indagine. Fanti ha sollevato dubbi pesantissimi sulla condotta della polizia municipale e cantonale, chiedendo alla Procura di Sion di indagare immediatamente su questa omissione. Per il legale, il fatto che Borbiro non sia stato convocato nonostante i ripetuti tentativi di contatto via mail rappresenta un’anomalia inaccettabile, poiché quelle parole costituiscono prove chiaramente incriminanti che avrebbero potuto accelerare l’iter verso una condanna dei responsabili. A rendere il quadro ancora più fosco si aggiungono le segnalazioni di un’altra legale, l’avvocato Nina Fournier, riguardanti una presunta riunione segreta avvenuta il 6 gennaio scorso presso un hotel di Crans-Montana.
Secondo questa tesi, i coniugi Jacques e Jessica Moretti avrebbero radunato ex dipendenti e collaboratori del locale per influenzare le loro future deposizioni. La lettera inviata alla Procura sottolinea un clima di forte pressione psicologica. Sebbene i gestori abbiano smentito categoricamente la loro presenza a tale incontro durante gli interrogatori, i sospetti restano alti, soprattutto in relazione alla testimonianza di Hugo Hillebran, un ex cameriere. Il giovane, che in un vecchio video di Capodanno avvisava i colleghi di fare attenzione alla schiuma sul soffitto durante il trasporto di bottiglie con fuochi pirotecnici, ha recentemente ritrattato la gravità di quegli avvertimenti davanti alla polizia. Fanti ha chiesto ora il sequestro urgente dei dispositivi elettronici del testimone per verificare eventuali contatti recenti con la proprietà, convinto che la verità sul rogo del Constellation passi anche attraverso il recupero di questi dati digitali e la corretta acquisizione di tutte le testimonianze finora ignorate.
M.M.