
Roma, sacerdote patteggia per tentata rapina e aggressione all’ex amante
La cronaca giudiziaria capitolina si arricchisce di un capitolo singolare, che vede come protagonista un uomo di fede travolto dalle ombre di una relazione finita nel peggiore dei modi. Giuseppe M. ha recentemente concluso il suo tormentato percorso processuale davanti ai magistrati romani attraverso lo strumento del patteggiamento. La pena concordata tra le parti è di un anno e quattro mesi di reclusione per i reati di tentata rapina e lesioni personali. Si tratta di una vicenda che affonda le sue radici in un pomeriggio di settembre del 2021.
Il sacerdote, originario della provincia di Cosenza e oggi impiegato come cappellano in una struttura ospedaliera nei pressi di Padova, avrebbe agito d’impulso, malmenando l’ex per poterle sottrarre i preziosi. «Per procurarsi un ingiusto profitto – si legge nel capo di imputazione – mediante violenza consistita nello strattonare e colpire ripetutamente alla testa la donna con un lingotto in argento, costringeva quest’ultima ad aprire la cassaforte riversando il contenuto sul letto».
La vittima si è ritrovata improvvisamente prigioniera di un uomo che conosceva bene e che, per ruolo e trascorso, avrebbe dovuto rappresentare una figura di conforto. Oltre alle percosse fisiche subite, la donna è stata oggetto di un tentativo di isolamento volto a impedirle di chiedere soccorso all’esterno. Quando la malcapitata è riuscita faticosamente a contattare il figlio tramite il proprio telefono cellulare, il sacerdote glielo avrebbe strappato di mano scaraventandolo a terra con violenza, nel disperato tentativo di portare a termine il furto dei monili d’oro che aveva già iniziato a riporre in una busta di plastica. Tuttavia, il tempestivo arrivo del figlio della donna e il successivo intervento delle forze dell’ordine hanno sventato il piano criminale sul nascere, portando al fermo immediato del 63enne prima che potesse dileguarsi.
Dopo l’episodio, la donna è stata trasportata d’urgenza in ospedale, dove i medici le hanno riscontrato contusioni multiple all’avambraccio, al volto e al cuoio capelluto, con una prognosi iniziale di 7 giorni. Nonostante la gravità del trauma e la successiva denuncia presentata presso il 13° Distretto di polizia Aurelio, la vittima ha elaborato nel tempo un desiderio di perdono, arrivando persino al tentativo di rimettere la querela sporta nei confronti del suo ex amante. Tuttavia, la legislazione italiana prevede che per reati di tale natura si proceda d’ufficio, rendendo impossibile fermare il corso della giustizia ordinaria nonostante il desiderio di conciliazione della parte offesa.
Nel corso del procedimento, l’uomo di chiesa ha mostrato segni di pentimento, arrivando a offrire un risarcimento economico di 4mila euro alla vittima prima della chiusura del caso. Un gesto che la 70enne ha accolto con spirito altruistico, decidendo di non trattenere la somma per sé, ma di devolverla interamente in beneficenza all’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Con il verdetto di ieri, la giustizia mette un punto fermo su una storia dove la fede ha incrociato tragicamente il crimine.
M.M.