
Titolare di un bar a Bravetta gambizzato. Indagini in corso
Un bersaglio individuato con estrema precisione e un agguato portato a termine con freddezza chirurgica, senza lasciare spazio a errori o a scambi di persona. In quel locale della zona Bravetta, domenica sera, non c’era nessun altro oltre alla vittima e al suo aggressore, un dettaglio che rende ancora più chiaro l’intento punitivo dell’azione. L’uomo ferito, un italiano nato nel 1953 e originario della Sardegna ma da tempo residente stabilmente nella Capitale, è stato prontamente soccorso e trasportato in codice rosso presso l’ospedale San Camillo. Agli inquirenti ha dichiarato di essere stato ferito nel corso di una rapina al suo locale, ma la spiegazione non è stata giudicata convincente.
Il profilo dell’uomo finito in ospedale, infatti, rivela un passato non privo di ombre, con diversi precedenti penali legati al porto abusivo di armi e a reati nel settore degli stupefacenti. Intorno alle 20 di domenica, mentre si trovava all’interno del suo bar, è stato raggiunto da un solo colpo di pistola, esploso quasi certamente da un revolver. Sebbene l’uomo presenti ferite a entrambe le gambe, i rilievi suggeriscono che il proiettile abbia trapassato un arto per poi finire la sua corsa sull’altro, confermando l’uso di un’arma a colpo singolo per lanciare un avvertimento inequivocabile.
Le indagini sono attualmente affidate alla Squadra Mobile, che intende riascoltare il 73enne nei prossimi giorni, anche se le speranze che possa improvvisamente decidere di «ricordare» elementi utili per l’identificazione dell’aggressore rimangono molto basse. Gli investigatori stanno scavando a fondo nel passato dell’uomo e nel suo ambiente relazionale, compreso quello familiare. Un elemento di interesse riguarda un possibile parente che, nel 2015, rimase coinvolto in un’importante operazione dei carabinieri volta a smantellare un traffico di hashish tra la Sardegna e la città di Roma. Quell’inchiesta portò all’arresto di figure di spicco della criminalità romana, tra cui Walter Domizi, noto nell’ambiente con il soprannome di «gattino», e Antonio Bennato, fratello del più celebre Leandro. Quell’operazione aveva svelato un canale di approvvigionamento molto attivo tra l’isola e la Capitale, un legame che oggi torna sotto la lente d’ingrandimento della polizia.
Nonostante queste connessioni, la pista che attualmente sembra riscuotere maggiore credito tra gli investigatori riguarda vicende di natura personale o legate al giro del denaro prestato a strozzo. Al momento, la ricerca di prove si scontra con una carenza di supporti tecnologici: né all’interno del bar né nelle sue immediate vicinanze erano presenti telecamere di videosorveglianza. Gli agenti stanno quindi setacciando l’intero quartiere alla ricerca di occhi elettronici di altre attività commerciali o abitazioni private, sperando di individuare il percorso di fuga dell’aggressore, che si sarebbe allontanato a piedi subito dopo lo sparo. Anche il vicinato, per ora, non ha offerto contributi significativi, complice il fatto che l’aggressione è avvenuta al chiuso e in tempi rapidissimi. Il bar di Bravetta, gestito dall’uomo insieme ai figli che risultano estranei a vicende giudiziarie, resta ora al centro di un mistero che la Squadra Mobile è determinata a risolvere per evitare che la violenza possa riesplodere nel quartiere.
M.M.