
Compravendita di Rolex: giapponese truffato a Roma coi soldi del Monopoli
Il sogno di un guadagno rapido e la passione per l’orologeria di altissimo livello possono talvolta trasformarsi in un incubo ad alta quota, specialmente quando le distanze geografiche e le lusinghe dei social media annebbiano la necessaria prudenza. È quanto accaduto a un commerciante giapponese di trentacinque anni che, convinto di aver concluso l’affare della vita, ha attraversato mezzo mondo per atterrare nella Capitale, finendo però vittima di una messinscena orchestrata nei minimi dettagli da professionisti del raggiro. Tutto ha avuto inizio su Instagram, la vetrina digitale dove l’uomo aveva esposto con orgoglio i suoi gioielli: quattro pezzi pregiatissimi della casa ginevrina che avrebbero fatto gola a qualunque collezionista o investitore del settore. Due Rolex Daytona in oro, un Gmt Master con l’iconico quadrante blu e rosso, conosciuto dagli appassionati come Pepsi, e un Datejust erano stati messi in vendita con la speranza di trovare un acquirente serio, che puntualmente si è palesato sotto le spoglie di due romani apparentemente facoltosi e decisi a concludere la trattativa senza troppi giri di parole.
La negoziazione, avvenuta interamente tramite messaggi privati e chiamate internazionali, sembrava procedere sui binari della massima professionalità e reciproca fiducia. I due interlocutori, dimostrando una conoscenza approfondita dei modelli e simulando una disponibilità economica illimitata, erano riusciti a convincere il venditore nipponico a sobbarcarsi le spese del volo dal Giappone fino all’aeroporto di Fiumicino. Il prezzo pattuito per la cessione del lotto era da capogiro: ben 247mila euro. Una volta giunto a Roma, il 35enne ha preso alloggio in un hotel centrale, ignaro che fuori dalla sua stanza la trappola era già scattata. I truffatori lo hanno raggiunto a bordo di un’auto presa a noleggio.
L’incontro decisivo non è avvenuto in una sede istituzionale o in un luogo protetto, bensì nell’atmosfera informale di un pub romano, davanti a un boccale di birra che avrebbe dovuto suggellare l’accordo amichevole. Qui, in un clima di apparente cameratismo, è andato in scena il classico copione del rip-deal. Il venditore ha consegnato la valigetta contenente i quattro preziosi orologi, ricevendo in cambio uno zaino pesante, ricolmo di mazzette di banconote legate con estrema cura. Secondo quanto emerso dalla ricostruzione dei fatti fornita alle autorità, l’uomo avrebbe spiegato agli inquirenti che «i due uomini sembravano estremamente affidabili e interessati ai dettagli tecnici dei cronografi, tanto da non lasciar trapelare il minimo sospetto sulla loro reale natura di impostori». Convinto della bontà dell’operazione e rassicurato dalla vista del denaro, il giapponese si è congedato dai suoi acquirenti per fare ritorno nel proprio albergo, ansioso di verificare l’incasso e prepararsi per il viaggio di ritorno.
La realtà si è palesata solo una volta chiusa la porta della camera d’hotel. Iniziando a contare i soldi con maggiore attenzione, il commerciante si è accorto con orrore che soltanto le prime banconote di ogni mazzetta erano autentiche, collocate strategicamente per ingannare il tatto e la vista durante una rapida occhiata nel pub. Sotto quel sottile velo di legalità si nascondevano semplici riproduzioni cartacee, banconote del celebre gioco da tavolo Monopoli che hanno trasformato un capitale reale in un cumulo di carta straccia senza alcun valore. Nel tentativo disperato di chiedere spiegazioni e bloccare la fuga dei malviventi, l’uomo ha scoperto che il profilo Instagram dei due interlocutori era già stato rimosso e che ogni canale di comunicazione era stato interrotto. Prima di ripartire verso il Giappone con le mani vuote, non è rimasto altro da fare che recarsi presso gli uffici delle forze dell’ordine per sporgere denuncia. Le indagini sono ora in corso per risalire all’identità dei truffatori, partendo dai filmati delle telecamere e dalle tracce digitali lasciate durante la finta compravendita.
M.M.