
Gasperini analizza la vittoria sul Toro e l’innesto di Malen
L’atmosfera che si respirava ieri negli spogliatoi di Torino al termine della sfida vinta per 2 a 0 racconta molto più di una semplice vittoria. Gian Piero Gasperini mostrava una grande soddisfazione, che andava al di là dei 3 punti guadagnati. Il tecnico osservava quasi con incanto le immagini del gol di Malen trasmesse sui monitor, sorridendo per una scommessa che ha voluto vincere personalmente. L’allenatore della Roma, infatti, non ha mai nascosto di aver spinto per portare il calciatore nella Capitale, muovendosi in prima persona per convincerlo della bontà del progetto giallorosso. Commentando la prestazione, il mister ha evidenziato come l’arrivo dell’attaccante abbia trasformato il peso offensivo della compagine: «È chiaro che quando hai un giocatore del livello di Malen, si alza la capacità offensiva della squadra. Abbiamo creato tanto e abbiamo giocato con qualità. È stato un bel segnale. Lui ha le caratteristiche che cercavo. È bravo nello smarcarsi non di schiena e non di spalle, di spostarsi sul taglio. Cerca la palla in area con molta qualità e conclude con velocità e con potenza. Sono doti fondamentali per una squadra come la nostra. Se riusciamo a metterlo nelle condizioni farà tanti gol».
L’entusiasmo di Gasperini si estende anche alla sinergia che si sta creando tra i suoi interpreti migliori. La rete che ha aperto le marcature è stata definita dal tecnico come un momento di rara bellezza sportiva, sottolineando che quando il livello tecnico complessivo si alza, ne beneficia l’intero collettivo, compreso il suo numero 10. Il tecnico ha infatti osservato che «il primo gol è straordinario. Anche Dybala ha fatto una partita di livello. Quando le cose si completano, alzi il valore di tutti e così migliora inevitabilmente anche la prestazione di Paulo. Lui e Malen hanno un linguaggio tecnico molto importante sul quale dobbiamo lavorare per le prossime partite». Nonostante la versatilità del nuovo acquisto, Gasperini sembra avere le idee chiarissime sulla sua collocazione in campo, respingendo l’ipotesi di un impiego sulla fascia per preservarne la pericolosità sottoporta. Alla domanda su un possibile ruolo da esterno, la risposta è stata perentoria: «Spero di no. Mi auguro che possa fare il centravanti a lungo e che noi costruiamo una squadra in grado di sfruttare le sue caratteristiche».
Oltre ai veterani e ai grandi colpi, c’è spazio per la soddisfazione legata ai giovani talenti, come il giovanissimo Vaz, classe 2007, per il quale l’allenatore ha speso parole di incoraggiamento pur consapevole della strada ancora da percorrere. Il mister ritiene che il ragazzo abbia doti notevoli e che il modo migliore per favorirne l’inserimento nel complesso calcio italiano sia quello di garantirgli gradualmente minuti di gioco. Questa gestione della rosa fa sentire il tecnico pienamente sostenuto dalla proprietà, tanto da elogiare pubblicamente la costante presenza di Ryan Friedkin a Trigoria, definendola un elemento di stabilità paragonabile alla qualità tecnica portata dai nuovi acquisti sul terreno di gioco. Tuttavia, la serata non è stata priva di preoccupazioni, legate soprattutto alle condizioni fisiche di Celik e Hermoso. Se per l’esterno si è trattato di una misura precauzionale dovuta a un fastidio al flessore, per il difensore spagnolo il clima è di maggiore incertezza. A queste note dolenti si aggiunge un richiamo motivazionale per Ferguson, dal quale Gasperini si aspetta una maggiore consapevolezza dell’opportunità che la maglia della Roma rappresenta per la sua carriera.
Sul fronte dei protagonisti in campo, la felicità è palpabile. Malen ha espresso la sua gioia per aver iniziato questa avventura nel migliore dei modi, lodando la possibilità di collaborare con un campione del calibro di Dybala. Proprio la Joya ha ricambiato la stima, analizzando con lucidità le caratteristiche del nuovo compagno di reparto e sottolineando la sua capacità di smarcarsi e mandare a vuoto i difensori avversari. Paulo Dybala ha poi ribadito le ambizioni della squadra, convinto che il gruppo non si trovi nelle posizioni di vertice per pura casualità ma per la forza del lavoro collettivo. Tuttavia, nel suo discorso si è insinuata una nota di malinconia quando lo sguardo si è posato sul lungo periodo trascorso in Italia, un Paese che sente ormai come una seconda casa. L’argentino ha confessato un legame profondo con il territorio italiano, lasciando però un velo di incertezza sul suo futuro a lungo termine: «Per me l’Italia rappresenta qualcosa di unico, quasi metà della mia vita. L’unica statistica che ho visto è che la prossima sarà la mia partita numero 600. Non so quanto rimarrò, ma l’Italia sarà sempre qualcosa di speciale». Una dichiarazione che mescola orgoglio e nostalgia, mentre la Roma si gode un presente che parla la lingua del gol e delle grandi ambizioni.