
Ostia come Scampia: il nuovo modello delle piazze di spaccio blindate
Il litorale romano sta vivendo una trasformazione profonda nelle dinamiche del narcotraffico, adottando schemi che richiamano in modo inquietante la realtà di Scampia. A Ostia non si assiste più soltanto alla vendita tradizionale tra i cortili o alla droga nascosta nei vasi e nelle fioriere dei palazzi popolari gestiti dall’Ater e dal Comune, ma sta emergendo con forza il mercato degli appartamenti. Questi locali, spesso occupati abusivamente e trasformati in vere e proprie fortezze inaccessibili, vengono sottratti alla collettività per diventare basi di stoccaggio e vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti. All’interno di questi spazi, che assumono l’aspetto di celle con grate all’ingresso, i pusher trascorrono le loro giornate disponendo talvolta di piccoli comfort come poltrone, letti o persino la console per i videogiochi, strumenti necessari per ingannare l’attesa durante i lunghi turni di spaccio.
Il meccanismo organizzativo è studiato nei minimi dettagli per ostacolare l’intervento delle forze dell’ordine e garantire la continuità del business. I venditori, tra i quali si registra un numero sorprendentemente alto di giovanissimi italiani incensurati, vengono letteralmente chiusi all’interno delle abitazioni. Una volta varcato il portone d’ingresso, lasciato spesso spalancato sul pianerottolo per non destare sospetti immediati, ci si trova davanti a una solida grata metallica montata come seconda barriera. È da questo varco che passano le dosi e viene incassato il denaro. Come rilevato dagli inquirenti, «lo spacciatore viene chiuso dentro a inizio turno e liberato solo a fine giornata». Questa protezione in ferro costringe le forze dell’ordine a lunghi tempi di intervento per lo sfondamento, un intervallo fondamentale per permettere ai criminali di sbarazzarsi delle prove.
Proprio su questo aspetto, le relazioni tecniche degli interventi evidenziano che «c’è bisogno di un minimo di tempo per sfondare la grata, tempo sufficiente per provare a disfarsi della droga nel più classico dei modi», ovvero tramite lo scarico nei lavandini o il lancio dalle finestre. Nonostante queste precauzioni, l’ultimo maxi-intervento deciso in sede di comitato per l’ordine e la sicurezza in Prefettura ha portato a risultati significativi. Soltanto nell’area di piazza Gasparri, da settembre a oggi, sono stati individuati quattro appartamenti congegnati seguendo questo schema blindato. L’operazione più recente ha permesso di scoprire una base logistica situata all’ultimo piano di una palazzina, in un locale sottotetto precedentemente liberato ma subito rioccupato illegalmente. Al suo interno è stato rintracciato un cittadino di origini bielorusse con precedenti specifici, insieme alla sua compagna.
L’efficacia dell’azione dei carabinieri è stata garantita da una tecnica di cinturazione preventiva degli edifici, che permette di recuperare immediatamente tutto ciò che viene lanciato all’esterno. Nel caso di piazza Gasparri, l’uomo ha tentato di disfarsi di un involucro gettandolo nel vuoto, ma il pacchetto è atterrato sul terrazzino dell’appartamento sottostante, rendendo inutile il tentativo di occultamento. Un altro importante successo è stato registrato in via Vasco De Gama, dove al quarto piano di un edificio di edilizia popolare è stata smantellata una base gestita da un ragazzo italiano di diciannove anni, finora incensurato. I militari hanno spiegato che «questi locali sono spazi sottratti ai cittadini e divenuti basi di stoccaggio e vendita al dettaglio».
Nonostante gli sforzi del giovane per ripulire il locale prima dell’irruzione, i militari hanno sequestrato 328 dosi di cocaina, 275 dosi di crack e 2 panetti di hashish, per un peso complessivo che sfiora il mezzo chilo di sostanze proibite, oltre a 840 euro in contanti derivanti dall’attività illecita. Il bilancio complessivo della giornata di controlli si è concluso con altre cinque denunce per detenzione ai fini di spaccio e ulteriori ispezioni su quindici persone trovate in possesso di sostanze. Questa strategia di contrasto mira a scardinare un modello che trasforma le case popolari in zone franche, restituendo legalità a territori dove il confine tra lo spazio domestico e la piazza di spaccio si è fatto drammaticamente sottile.
M.M.