
Dossieraggi e fake news: il Senato valuta una commissione d’inchiesta
Il dibattito politico si infiamma attorno alla possibilità di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta dedicata ai dossieraggi e alla diffusione di notizie false. L’idea, che sta circolando con insistenza tra i corridoi di Palazzo Madama, ha trovato una sponda immediata in Matteo Renzi. L’ex premier, che da anni denuncia di essere vittima di manovre oscure, si è detto pronto a sostenere l’iniziativa. La scintilla sembra essere partita proprio dal Senato, coinvolgendo trasversalmente diversi gruppi di maggioranza e opposizione, e avrebbe già ricevuto un sostanziale via libera informale dal presidente Ignazio La Russa.
La spinta verso questo nuovo organismo nasce da una serie di episodi che hanno toccato i vertici dello Stato. Lo stesso La Russa ha dovuto affrontare recentemente il coinvolgimento dei figli, Geronimo e Leonardo Apache, in vicende legate a presunti spionaggi e archivi riservati, come quello emerso dall’inchiesta milanese sulla banda dei dossier guidata da Carmine Gallo ed Enrico Pazzali. Il presidente del Senato aveva già espresso la sua preoccupazione definendo la situazione un’emergenza democratica, arrivando a commentare con amarezza che ormai sembra impossibile non essere spiati se si ricopre un ruolo pubblico di rilievo.
Nonostante l’urgenza percepita, il progetto potrebbe assumere una veste formale differente. Per evitare di sovrapporsi eccessivamente alle indagini della magistratura, l’organismo potrebbe essere ufficialmente denominato come commissione sulle fake news. Si tratterebbe di un modo per indagare sul vasto mondo della disinformazione digitale che, partendo dalla rete, è in grado di condizionare carriere politiche e relazioni personali. Tuttavia, il nesso tra la costruzione di dossier riservati e la successiva diffusione di notizie false è considerato inscindibile, permettendo così alla commissione di spaziare su entrambi i fronti.
A frenare gli entusiasmi sono però le tempistiche parlamentari. Il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, ha sollevato dubbi concreti sulla fattibilità dell’operazione, ricordando che mancano circa 500 giorni alla fine della legislatura. L’iter per istituire una commissione tramite legge, nominare i membri e avviare i lavori richiede mesi di tempo che potrebbero non essere disponibili. Gasparri ha suggerito, come alternativa più rapida, di affidare l’approfondimento di casi specifici, come la vicenda Bellavia, alla già operativa Commissione Antimafia, evitando di disperdere energie in nuove strutture burocratiche.
Il panorama dei casi che la commissione dovrebbe affrontare è ampio e tocca direttamente la presidenza del Consiglio. Giorgia Meloni ha più volte fatto riferimento a episodi poco chiari, come lo spionaggio che avrebbe coinvolto il suo capo di gabinetto, Gaetano Caputi, o il misterioso episodio dei due uomini sorpresi nei pressi dell’auto del suo ex compagno. Se da Italia Viva arriva un forte sollecito a procedere, il Partito Democratico alza un muro, sostenendo che il compito di indagare spetti esclusivamente a magistrati e giornalisti. Esponenti dem suggeriscono piuttosto di concentrarsi sulla piena attuazione del Digital Service Act per tutelare gli utenti e proteggere la libertà di stampa da intrusioni indebite.