
Sospiro di sollievo per il Made in Italy: gli USA tagliano i dazi sulla pasta
Il 2026 si apre con una notizia di fondamentale importanza per il settore agroalimentare italiano. L’amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, ha deciso di rivedere profondamente i dazi punitivi annunciati lo scorso autunno contro i produttori di pasta del nostro Paese. Le tariffe, che avrebbero potuto raggiungere la cifra astronomica del 107% sommando le varie aliquote, sono state drasticamente ridimensionate dopo una fase di intensa attività diplomatica e di collaborazione tecnica tra le aziende coinvolte e il Dipartimento del Commercio di Washington.
L’accusa iniziale mossa dalle autorità americane riguardava il presunto dumping, ovvero la vendita di prodotti a prezzi artificialmente bassi per sbaragliare la concorrenza locale. Tuttavia, l’analisi preliminare condotta oltreoceano ha portato a un drastico ricalcolo delle percentuali. Per La Molisana, il dazio previsto scende dal 91,74% a un ben più sostenibile 2,26%. Anche per lo storico marchio Garofalo la tariffa è stata ridotta al 13,98%, mentre per gli altri undici produttori italiani non campionati direttamente dall’indagine l’aliquota si attesta al 9,09%. La Farnesina ha accolto con favore questo passo avanti, sottolineando come «la rideterminatione dei dazi è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi».
L’indagine antidumping non è ancora formalmente chiusa — il termine ultimo è fissato per l’11 marzo prossimo — ma la base di partenza per il confronto finale è ora radicalmente mutata. Il risultato premia la strategia del governo italiano e della Commissione europea, che hanno lavorato fianco a fianco depositando memorie difensive a supporto dei pastifici. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha rivendicato il successo della linea istituzionale: «La buona notizia che arriva dagli Stati Uniti dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti». Secondo il ministro, la presenza costante delle istituzioni al fianco dei produttori ha evitato che questi venissero abbandonati a fronte di misure che avrebbero potuto annientare la competitività italiana negli States.
L’entusiasmo è condiviso da Coldiretti e Filiera Italia, che evidenziano come il rischio sventato non riguardasse solo i profitti delle imprese, ma la sopravvivenza stessa della qualità autentica sul mercato americano. Un dazio del 100% avrebbe infatti raddoppiato il prezzo di un pacco di pasta per il consumatore finale, lasciando praterie sconfinate ai prodotti dell’Italian sounding, ovvero quei tarocchi che imitano i nomi italiani senza rispettarne gli standard produttivi. Con un valore dell’export verso gli USA che nel 2024 ha toccato i 671 milioni di euro, la posta in gioco resta altissima per l’economia nazionale.
Accanto alla pasta, buone notizie giungono anche per il comparto dell’arredamento. Gli aumenti delle aliquote sui mobili da cucina e imbottiti, che avrebbero dovuto scattare proprio con l’inizio di quest’anno portando i dazi fino al 50%, sono stati posticipati al 2027. Questo rinvio offre alle aziende del settore del mobile un ulteriore anno di ossigeno per consolidare la propria posizione in un mercato strategico, confermando una fase di dialogo più distesa tra Roma e Washington sul fronte degli scambi commerciali internazionali.