Omicidio di San Valentino ad Acilia: chiesto l’ergastolo per Sabatucci

03/12/2025

Un agguato all’alba, pianificato nei dettagli e portato a termine con tre colpi di revolver. È il 14 febbraio 2022 quando Paolo Corelli, salumiere di 48 anni, esce di casa in via Alberto Galli, nel quartiere San Giorgio ad Acilia, per andare al lavoro. Non farà in tempo a raggiungere il supermercato: un uomo incappucciato gli si para davanti e spara. La moglie, affacciata in strada dopo aver udito gli spari, lo vede crollare a terra e scorgere solo la figura del killer in fuga. I sanitari del 118 non possono far altro che constatare il decesso.

A distanza di tre anni, la procura ritiene di aver individuato il responsabile: Angelo Sabatucci, 31enne del posto, conosciuto come “Angioletto”. Per il pubblico ministero Stefano Luciani, il movente affonda nelle dinamiche dello spaccio e in un alterco avvenuto il giorno prima dell’omicidio. La richiesta avanzata alla Corte d’Assise è la più dura: ergastolo per omicidio volontario aggravato da premeditazione e futili motivi.

L’inchiesta ha ricostruito legami e frizioni all’interno del quartiere. Secondo la procura, la barberia gestita da Sabatucci sarebbe stata in realtà un punto di riferimento per il traffico di droga locale, un’attività nella quale sarebbe stato coinvolto anche Claudio Corelli, fratello della vittima, già ai domiciliari dal 2021 per detenzione di cocaina. La lite decisiva sarebbe avvenuta proprio in casa di Claudio: Sabatucci, accusato dai fratelli Corelli di non averlo aiutato economicamente, avrebbe reagito, venendo però colpito con un pugno da Paolo. Uno smacco che, secondo gli investigatori, il giovane non sarebbe stato disposto a lasciar scivolare.

Dopo l’omicidio, Sabatucci scompare. Per mesi è irreperibile, fino a quando nel marzo 2023 viene arrestato all’aeroporto di Fiumicino mentre rientra dalla Catalogna, dove si era nascosto. Contestualmente viene fermato anche un suo amico, accusato di estorsione: avrebbe minacciato madre e figlio per ottenere denaro necessario alla fuga di Sabatucci. Un tassello che, per la procura, rafforza l’idea di un piano ben organizzato.

A incastrare il 31enne è anche la testimonianza della moglie di Claudio Corelli, che aveva lavorato nella barberia dell’imputato e che ha riferito alla Corte la ricostruzione del marito su quanto accaduto quella sera. «Era stato umiliato e non poteva accettarlo», avrebbe confidato Claudio alla moglie. Una testimonianza ritenuta credibile dagli inquirenti e considerata decisiva nel delineare il movente.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Giulia Cassaro e Alessandro De Federicis, respinge tutte le accuse. Sabatucci si è dichiarato innocente, sostenendo che il suo allontanamento da Acilia non fosse una fuga, ma una reazione alla “pressione insostenibile” generata dalle voci che lo indicavano come assassino. «Non avevo motivi per uccidere Paolo Corelli», ha detto in aula, aggiungendo di non aver mai incontrato i fratelli la sera precedente al delitto. Racconta invece di essere stato a casa di amici a vedere una partita della Roma, una versione che però non ha trovato riscontri sufficienti.

Ora la parola passa alla Corte d’Assise, chiamata a decidere se l’omicidio di Paolo Corelli fu davvero un agguato architettato per vendetta o se la pista indicata dalla difesa possa aprire spiragli di dubbio. La sentenza arriverà nelle prossime settimane.

M.M.

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