Strage di Crans-Montana: indagati a Roma i titolari del Constellation

15/04/2026

Il cerchio giudiziario attorno alla drammatica strage di Capodanno avvenuta nel locale Constellation di Crans-Montana si stringe ulteriormente, superando i confini della magistratura di Sion per approdare ufficialmente nelle aule della Capitale. La Procura di Roma ha infatti deciso di iscrivere nel registro degli indagati i coniugi Jacques Moretti e Jessica Maric, titolari della struttura dove trovarono la morte 41 persone, tra cui sei cittadini italiani, mentre altre 115 rimasero ferite in modo più o meno grave. Le accuse formulate dai magistrati romani sono pesantissime e delineano un quadro di gravi responsabilità colpose: si parla di disastro, omicidio plurimo, incendio e lesioni gravissime, tutti reati aggravati dalla violazione delle norme sulla sicurezza e l’antinfortunistica. Questa mossa dei pubblici ministeri capitolini arriva dopo mesi di accertamenti indipendenti, in attesa che la documentazione richiesta ai colleghi elvetici venga finalmente trasmessa in Italia.

Il pubblico ministero Stefano Opilio, che coordina le indagini insieme al procuratore Francesco Lo Voi e all’aggiunto Giovanni Conzo, ha già visitato la Svizzera a fine marzo per sollecitare lo scambio di atti, ma al momento la magistratura romana sta procedendo sulla base del materiale raccolto autonomamente. Quando i documenti della procura di Sion saranno disponibili, il numero degli iscritti potrebbe aumentare, includendo potenzialmente anche i responsabili delle amministrazioni comunali di Crans e Chermignon, già sotto inchiesta in territorio elvetico per i mancati controlli sulla sicurezza. Tra i nomi che figurano nell’inchiesta svizzera ci sono quelli del sindaco Nicolas Féraud e di diversi funzionari con deleghe specifiche, a testimonianza di come la tragedia possa avere radici profonde in una gestione amministrativa carente.

La competenza della Procura di Roma si radica nella necessità di tutelare i connazionali coinvolti in episodi delittuosi all’estero, un fascicolo aperto già a gennaio a seguito delle segnalazioni dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado. Il caso ha assunto nel tempo anche una dimensione diplomatica non trascurabile, specialmente dopo che la Svizzera ha respinto la richiesta italiana di istituire una squadra investigativa comune e ha concesso la libertà provvisoria a Jacques Moretti dietro il pagamento di una cauzione di 200mila franchi. Nonostante queste frizioni, il lavoro degli inquirenti italiani è proseguito con la disposizione di autopsie sulle sei vittime italiane, esami che non erano stati effettuati dalle autorità elvetiche, e il sequestro dei dispositivi elettronici dei sopravvissuti per tentare di ricostruire con precisione millimetrica quegli attimi di terrore.

Le testimonianze raccolte dalla Squadra mobile sono univoche e raggelanti, descrivendo un locale trasformato in una trappola mortale in pochi secondi. Molti dei giovani rimasti feriti hanno riferito che «Nessuno ci ha dato indicazioni, le fiamme si sono propagate in pochi istanti e le uscite di sicurezza erano tutte chiuse, sbarrate». Il racconto dei sopravvissuti evidenzia una totale mancanza di preparazione all’emergenza, sottolineando come nessuno sia intervenuto per domare il principio di incendio. Un testimone ha ricordato con amarezza che «Gli estintori non sono stati azionati, ricordo di averne visto uno a terra, ma nessuno è intervenuto per tentare di arginare il rogo». La velocità con cui il fuoco ha avvolto la struttura è stata attribuita alla massiccia presenza di parti in legno e, secondo alcune perizie, all’utilizzo di materiali insonorizzanti non a norma sul soffitto.

Sebbene sia tecnicamente complesso che i Moretti possano affrontare un processo in Italia a causa delle limitazioni normative sulla presenza degli imputati nel territorio nazionale, il contributo delle indagini romane appare fondamentale per rafforzare l’impianto accusatorio complessivo. La cooperazione tra i due paesi resta l’unica via per fare luce su una tragedia che ha segnato profondamente la comunità locale e internazionale. Nel frattempo, a Crans-Montana, il clima resta teso e si registrano le scuse pubbliche dell’albergatore Jean-Daniel Clivaz verso Jessica Moretti. L’uomo ha smentito di averla vista fuggire con la cassa durante il rogo, ritrattando anche precedenti affermazioni relative ad alcuni avvertimenti che avrebbe rivolto al marito di lei circa la pericolosità dei rivestimenti del locale, aggiungendo un ulteriore tassello di ambiguità a una vicenda che attende ancora giustizia per le troppe vite spezzate.

M.M.

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