
Sanità, aumentano in modo preoccupante i casi di polmonite
Il sistema sanitario nazionale sta affrontando in queste ore il periodo di massimo carico stagionale a causa del picco influenzale previsto per l’inizio del 2026. I pronto soccorso di tutta Italia registrano un afflusso massiccio di pazienti, con un aumento preoccupante dei casi di polmonite che colpisce in particolare le fasce più fragili della popolazione. Nonostante l’incremento delle patologie respiratorie dell’adulto, si osserva un dato in controtendenza sul fronte pediatrico: le bronchioliti causate dal virus sinciziale sono in netto calo rispetto allo scorso anno, un risultato attribuibile al successo delle campagne di immunizzazione che in regioni come la Toscana hanno raggiunto il 90% dei neonati.
La criticità maggiore riguarda il fenomeno del boarding, ovvero lo stazionamento prolungato dei pazienti sulle barelle in attesa che si liberi un posto letto nei reparti. Secondo la Simeu (Società italiana di medicina di emergenza-urgenza), il rallentamento delle dimissioni dai reparti ordinari crea un effetto imbuto che paralizza l’attività dei medici d’urgenza. Quando decine di persone restano bloccate nei corridoi del pronto soccorso, i tempi di attesa per i nuovi arrivi lievitano inevitabilmente, superando spesso le tre ore anche per i codici di media gravità. Questa paralisi strutturale mette a nudo la fragilità di un sistema che fatica a gestire l’ordinaria stagionalità delle malattie infettive.
La geografia dell’emergenza vede la Sicilia e la Sardegna in cima alla lista delle regioni più colpite. A Palermo si sono toccati picchi di sovraffollamento superiori al 350% della capacità ricettiva, mentre negli ospedali sardi la cronica carenza di posti letto aggrava una situazione già compromessa dall’alto numero di contagi. Anche il Nord Italia non è immune: in Liguria oltre la metà dei pronto soccorso ha raggiunto il massimo livello di allerta, e strutture d’eccellenza pediatrica come il Santobono di Napoli e il Meyer di Firenze continuano a gestire centinaia di accessi quotidiani per febbri alte e complicazioni respiratorie nei bambini.
Il carico di lavoro è diventato insostenibile anche per il servizio 118. Mario Balzanelli, presidente della società di riferimento, denuncia un volume di chiamate altissimo, spesso alimentato da richieste che non costituiscono una reale emergenza. L’appello delle autorità sanitarie è di rivolgersi alle centrali operative solo in presenza di sintomi gravi, come le difficoltà respiratorie acute, per non sottrarre risorse vitali a chi rischia la vita. La prevenzione e il rafforzamento dell’assistenza territoriale restano le uniche armi per evitare che ogni inverno si trasformi in una crisi sistemica per gli ospedali italiani.