
Roma, sabotaggio alle linee ferroviarie: si indaga sulla pista anarchica
Bastano pochi secondi e una conoscenza tecnica precisa per mettere in ginocchio un intero sistema di trasporti nazionale. Una manciata di istanti per incendiare i cavi che regolano la circolazione ferroviaria e trasformare la mattinata di migliaia di viaggiatori in un incubo fatto di ritardi interminabili, treni soppressi e un Paese letteralmente diviso in due. Questo è l’effetto del doppio sabotaggio avvenuto alle porte di Roma sulle linee dell’alta velocità, un’azione che gli investigatori non esitano a definire come un atto di terrorismo di matrice anarchica, pur in assenza di rivendicazioni ufficiali immediate. La dinamica dei fatti suggerisce una pianificazione accurata e una coordinazione che non lascia spazio all’improvvisazione.
Il primo rogo doloso è stato innescato nel cuore della notte lungo i binari che collegano la capitale a Firenze. Erano circa le quattro e trenta quando la sala operativa di Rete Ferroviaria Italiana ha rilevato un’anomalia nel tratto tra la stazione Tiburtina e Settebagni. Nemmeno il tempo di inviare i tecnici per un sopralluogo che, alle cinque e quaranta, è giunta una seconda segnalazione sulla tratta Roma-Napoli, tra Labico e Salone. In entrambi i casi, la mano criminale aveva colpito i pozzetti di smistamento, dando fuoco ai cavi fondamentali per la segnaletica e la sicurezza. L’interruzione della circolazione è stata inevitabile, lasciando migliaia di persone bloccate proprio mentre il sole iniziava a sorgere su uno snodo ferroviario ormai in tilt.
Le indagini sono state affidate agli agenti della Digos capitolina, alla Polizia ferroviaria e alla Scientifica, con il supporto degli artificieri per bonificare le aree colpite. Gli inquirenti sono convinti che gli autori dei sabotaggi abbiano effettuato diversi sopralluoghi, sfruttando i numerosi punti ciechi della rete. Nonostante la presenza di telecamere in alcuni nodi cruciali, la vastità della rete rende impossibile un controllo totale, offrendo varchi a chi possiede le competenze necessarie per colpire i punti vitali del sistema.
Chi ha agito sapeva esattamente quali cavi bruciare per simulare dei cortocircuiti capaci di bloccare il traffico senza la presenza fisica dei convogli. La matrice dell’attacco sembra ricondurre alla pista anarchica, già protagonista di simili episodi a Bologna e Pesaro. In quelle occasioni, i messaggi diffusi sui blog d’area puntavano il dito contro le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, utilizzate come vetrina per ottenere visibilità attraverso atti di sabotaggio contro le infrastrutture dello Stato. Nonostante le circolari diramate dalla questura nelle scorse settimane per censire gli obiettivi sensibili, l’imprevedibilità di questi attacchi incendiari continua a rappresentare una sfida enorme per la sicurezza pubblica.
Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha commentato duramente l’accaduto, sottolineando come il fenomeno dei sabotaggi sia in preoccupante aumento e annunciando nuove misure di sorveglianza. «È stata aumentata la vigilanza e abbiamo incrementato i controlli per stanare questi delinquenti, sperando che nessuno minimizzi o giustifichi gesti criminali che mettono a rischio la vita delle persone». Sulla stessa linea si è espresso l’assessore regionale ai trasporti Fabrizio Ghera, che ha bollato gli autori del gesto con parole pesanti: «chi in queste ore ha danneggiato le linee dell’Alta Velocità pensando così di creare un danno alle istituzioni, oltre ad essere un delinquente è anche un cretino che ha ottenuto l’unico risultato di mettere in difficoltà i pendolari che quotidianamente utilizzano i treni».
Le ripercussioni sulla rete nazionale si sono trascinate fino a tarda serata, con ritardi che nelle stazioni di Milano e Bologna hanno superato i 150 minuti. Anche l’ex viceministro dei trasporti è rimasto coinvolto nei disagi, giungendo alla direzione nazionale del suo partito a riunione ormai conclusa. Mentre Rfi lavorava senza sosta per ripristinare la normalità, il Codacons ha già annunciato battaglie legali per chiedere maxi-risarcimenti in favore di tutti i passeggeri coinvolti, qualora i responsabili venissero individuati. Resta la consapevolezza di una fragilità infrastrutturale che un gruppo di professionisti del sabotaggio è riuscito a colpire con estrema precisione chirurgica.