
Roma, ragazza allergica al latte muore dopo una cena al ristorante
Una notizia drammatica scuote il mondo dello sport giovanile e la comunità del litorale romano. Una promettente giocatrice di basket di soli 15 anni è deceduta nella notte tra giovedì e venerdì presso l’ospedale Grassi di Ostia. La giovane, originaria della Campania, si trovava nella Capitale per partecipare al torneo giovanile Mare di Roma. La serata di festa con le compagne di squadra si è trasformata in un incubo quando, subito dopo una cena consumata in un camping, la giovane ha accusato un violento malore che non le ha lasciato scampo. La Procura di Roma ha immediatamente aperto un fascicolo per omicidio colposo per fare piena luce sulla dinamica degli eventi, mentre il torneo è stato ufficialmente sospeso in segno di lutto e rispetto per la famiglia.
Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, lei era consapevole di soffrire di una grave allergia alle proteine del latte. Durante la cena, la situazione è precipitata in pochi istanti: nonostante la ragazza avesse con sé i farmaci necessari e li avesse prontamente assunti non appena avvertiti i primi sintomi, le sue condizioni cliniche sono peggiorate con una velocità spaventosa. Durante il trasporto d’urgenza verso il nosocomio di Ostia, il quadro è diventato critico e la 15enne è spirata poco dopo l’arrivo al pronto soccorso. Sarà ora l’esame autoptico, già disposto dall’autorità giudiziaria, a dover confermare se la causa del decesso sia effettivamente riconducibile a uno shock anafilattico provocato dall’ingestione accidentale di sostanze proibite per il suo organismo.
Sul tema delle allergie alimentari è intervenuto Vincenzo Patella, presidente della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica, che ha voluto fare chiarezza sulla pericolosità di tali condizioni. «È fondamentale fare una distinzione netta: l’intolleranza al latte riguarda gli zuccheri (lattosio) e non è mai fatale; l’allergia, invece, coinvolge le proteine e può scatenare reazioni violente e immediate come lo shock anafilattico. In questi casi, l’adrenalina auto-iniettabile è l’unico strumento che può fare la differenza tra la vita e la morte», ha spiegato l’esperto, sottolineando come l’anafilassi provochi un collasso del sistema cardiovascolare che impedisce l’ossigenazione degli organi vitali. In particolare, la caseina viene indicata come la proteina più insidiosa poiché risulta estremamente resistente sia alle alte temperature che ai processi digestivi.
Proprio la stabilità della caseina rende complesso il controllo nelle cucine dei ristoranti. Patella ha infatti precisato che tale proteina «non si denatura con la bollitura a 100°C e resiste ai succhi gastrici, mantenendo intatto il suo potere allergizzante anche dopo la cottura», aggiungendo che nei soggetti più sensibili anche la semplice inalazione dei vapori potrebbe innescare una reazione. Il rischio principale nella ristorazione rimane dunque il cosiddetto cibo nascosto, ovvero la presenza di ingredienti non dichiarati o la contaminazione incrociata tra alimenti diversi durante la preparazione. In Italia si contano ogni anno tra i 40 e i 60 decessi accertati per shock anafilattico, numeri che richiamano l’attenzione sulla necessità di una formazione sempre più rigorosa per gli operatori del settore alimentare.
Per i pazienti allergici, la prevenzione passa necessariamente attraverso il possesso costante dell’adrenalina auto-iniettabile, definita dall’allergologo come «un farmaco di autosomministrazione che permette di guadagnare il tempo necessario per raggiungere il pronto soccorso». Le indagini dovranno quindi verificare se nel pasto consumato dalla giovane fossero presenti tracce di latte non segnalate o se vi siano state negligenze nella gestione delle sue esigenze alimentari. Resta il dolore per una vita spezzata troppo presto.
M.M.