
Roma, notte di terrore per El Aynaoui: rapinato e sequestrato in casa
L’oscurità che avvolge le strade dell’Infernetto, a due passi dalla pineta di Castel Fusano, è stata il velo perfetto per un’azione criminale che sembra uscita da un thriller noir, ma che purtroppo per Neil El Aynaoui è stata pura e cruda realtà. Sono circa le 3 di notte quando il silenzio dell’abitazione del centrocampista giallorosso viene interrotto da un rumore metallico, quello di una grata forzata che cede sotto la pressione di mani esperte e spietate. Il calciatore 24enne, perno della nazionale marocchina e volto amato dai tifosi della Roma, si trova immerso nel sonno insieme alla sua famiglia, ignaro che sei figure vestite di nero stiano per violare il sacrario della sua intimità domestica. Non è stato un semplice furto, ma un’aggressione pianificata con una ferocia che ha trasformato una tranquilla notte di riposo in un sequestro lampo carico di terrore.
I malviventi, agendo con una coordinazione che suggerisce una preparazione meticolosa, sono riusciti a penetrare nel salone dell’abitazione. Una volta dentro, il manipolo di criminali dal volto coperto non ha esitato a puntare le armi contro il calciatore, la sua compagna, la madre, il fratello e la partner di quest’ultimo. La dinamica dell’evento è agghiacciante: i familiari sono stati costretti, sotto minaccia costante, a rinchiudersi in una stanza. Mentre la famiglia El Aynaoui restava prigioniera, i banditi hanno setacciato ogni angolo dell’appartamento alla ricerca di valori. Il bilancio del bottino parla di una razzia che ha colpito beni personali e affettivi, con la sparizione di gioielli e accessori di alta moda. Secondo i primi riscontri degli investigatori, «i sei malviventi hanno quindi messo a soqquadro l’appartamento per poi scappare con gioielli ed effetti personali del valore di circa 10mila euro». Tra gli oggetti che hanno preso la via della fuga figurano diverse borse firmate Louis Vuitton e un orologio di grande valore economico e simbolico.
Una volta che la banda si è dileguata nel buio della zona di Castel Fusano, le vittime sono riuscite con non poca fatica a liberarsi e a lanciare l’allarme, chiamando il numero unico di emergenza. La risposta della polizia è stata immediata, con l’intervento degli specialisti della squadra mobile della questura di Roma che hanno preso in carico le indagini. La caccia all’uomo è partita istantaneamente, con posti di blocco e analisi minuziose delle telecamere di sorveglianza della zona, nella speranza di individuare una traccia utile a identificare le sei ombre nere. Non è la prima volta che i quartieri residenziali del quadrante sud-ovest di Roma diventano bersaglio di bande organizzate che prendono di mira i personaggi famosi, ma la modalità del sequestro in stanza aggiunge un livello di pericolosità sociale che non può essere ignorato dalle autorità.
Il calciatore e i suoi cari, seppur illesi fisicamente, portano addosso il peso di una notte che difficilmente potranno dimenticare. La solidarietà del mondo sportivo e dei residenti dell’Infernetto è arrivata rapida, ma resta il senso di vulnerabilità che colpisce chiunque veda la propria casa violata. Gli inquirenti stanno ascoltando nuovamente le vittime per cercare dettagli che possano essere sfuggiti nei primi momenti di shock, analizzando ogni possibile indizio che possa ricondurre a una banda che, per numero e spavalderia, appare tutt’altro che improvvisata. Si spera che le indagini possano portare rapidamente a una svolta, per restituire un minimo di serenità a un giovane professionista che, poche ore dopo il trauma, dovrà trovare la forza di tornare sul campo e riprendere in mano la propria vita agonistica e personale. Non è comunque il primo dei calciatori della Roma a subire furti o rapine nelal propria abitazione. Tra i compagni di squadra di El Ayanoui c’è il brasiliano Wesley, la cui casa fu presa di mira mentre lui era in trasferta per la nazionale: in quel caso ai banditi andò male, perchè vennero messi in fuga da una guardia giurata. Riuscì invece il colpo ai danni del difensore inglese Chris Smalling, che sotto la minaccia di una pistola fu costretto ad aprire la cassaforte e a consegnarne il contenuto.
M.M.