
Roma, moglie di un agente della Dia rapinata e picchiata in casa
Il cuore del quartiere Prati, zona residenziale e solitamente tranquilla della Capitale, è stato scosso da un episodio di inaudita ferocia consumatosi nella mattinata di mercoledì scorso. Una donna, moglie di un funzionario della Direzione investigativa antimafia, è stata vittima di un’imboscata pianificata nei minimi dettagli all’interno delle mura domestiche, dove ha vissuto ore di autentico terrore. Tutto è iniziato poco dopo le 11, quando un gruppo di tre uomini ha suonato al citofono dell’abitazione utilizzando un espediente purtroppo frequente ma efficace. Uno dei malviventi si è presentato come un incaricato della consegna postale, rivolgendosi alla vittima con la frase: «Signora, c’è una raccomandata da firmare». Ingannata dalla richiesta apparentemente banale e sicura, la donna ha aperto la porta di casa, trovandosi immediatamente di fronte a un commando di professionisti pronti a tutto.
I tre aggressori, descritti come uomini sulla cinquantina con volti parzialmente celati da cappelli da baseball, non hanno lasciato spazio a alcuna reazione o tentativo di difesa. Per evitare di lasciare impronte o tracce di sporco che potessero ricondurre alla loro identità, i criminali indossavano persino dei calzari tipici degli ambienti ospedalieri. Appena varcata la soglia, la situazione è precipitata in pochi istanti: la vittima è stata colpita violentemente alla testa con il calcio di una pistola, un colpo brutale volto a stordirla e neutralizzare ogni possibile resistenza. Una volta ridotta all’impotenza, la donna è stata legata a una sedia e imbavagliata con cura, mentre i rapinatori setaccivano ogni angolo dell’appartamento alla ricerca di valori e contanti. Nonostante la precisione dell’attacco, il bottino recuperato non ha soddisfatto le aspettative del gruppo, che è riuscito a sottrarre gioielli e denaro per un valore stimato attorno ai duemila euro.
Proprio l’esiguità del maltolto ha scatenato una reazione di inaudita crudeltà da parte dei malviventi. In preda a una sorta di frustrazione vendicativa, i tre hanno deciso di infierire sulla donna non solo fisicamente ma anche nella sua dignità più profonda, molestandola sessualmente. Il calvario è stato interrotto soltanto dal suono improvviso del citofono, un evento fortuito che ha messo in allarme i criminali, spingendoli a una fuga precipitosa e lasciando la vittima intrappolata e in stato di shock nel proprio appartamento.
Le indagini, condotte con la massima urgenza, si avvalgono ora di elementi tecnici significativi raccolti sul luogo del delitto. La Polizia Scientifica ha rinvenuto diverse tracce biologiche all’interno dell’abitazione, materiale prezioso che potrebbe fornire il profilo genetico dei responsabili. Nonostante l’assenza di telecamere nel condominio, gli inquirenti stanno analizzando i filmati dei sistemi di videosorveglianza degli esercizi commerciali e degli uffici circostanti per ricostruire il percorso di arrivo e di allontanamento dei tre uomini. La vittima, nonostante il trauma subito, è riuscita a fornire dettagli importanti sugli accenti dei suoi aguzzini, riferendo di aver percepito inflessioni dialettali napoletane e romane. Le autorità mantengono il massimo riserbo sul possibile collegamento tra l’aggressione e il ruolo lavorativo del coniuge, sebbene la violenza gratuita e le minacce verbali suggeriscano un’azione che va ben oltre la semplice rapina per fini di lucro.
M.M.