
Roma, l’incubo dei “5 uomini d’oro”: due gioiellerie svaligiate in tre minuti
Roma sembra essere diventata, in questa primavera del 2026, il terreno di caccia preferito per quella che ormai gli investigatori capitolini chiamano la “banda dei cinque uomini d’oro”. Nella notte di domenica, il cuore della città è stato nuovamente teatro di raid fulminei che lasciano dietro di sé serrande segate e vetrine desolatamente vuote. Erano da poco passate le 3 del mattino quando l’allarme è scattato per la prima volta in via Sistina, nel prestigioso rione del Tridente, segnando l’inizio di una notte di ordinaria follia criminale. In appena 180 secondi, un tempo che basterebbe appena a sorseggiare un caffè veloce, i malviventi sono riusciti a portarsi via un bottino che supera i 100mila euro tra orologi di lusso e monili preziosi. La vittima di questo primo assalto è Massimo Peroso, un nome che purtroppo rimanda a un altro episodio recente e doloroso per la stessa famiglia di gioiellieri, dato che il cugino era stato derubato solo pochi giorni prima, lo scorso 17 marzo, nella zona di Porta Pia.
Il titolare della gioielleria di via Sistina, ancora visibilmente scosso per l’accaduto, ha descritto al Messaggero una scena che ricalca fedelmente il modus operandi già visto in precedenza. «Hanno segato le serrande e una volta all’interno, hanno svuotato le vetrinette. Quando la polizia è arrivata sul posto erano già spariti nel nulla. Siamo esasperati e spaventati perché questi banditi non si fermano davanti a nulla e ogni sistema di sicurezza sembra inefficace». Le sue parole riflettono un sentimento di impotenza diffuso tra i commercianti del centro storico, costretti a fare i conti con professionisti del crimine che sembrano conoscere alla perfezione i tempi di reazione delle forze dell’ordine e i punti deboli di ogni blindatura. Mentre le volanti convergevano verso il Tridente, la banda era però già lontana, diretta verso piazza della Repubblica, a due passi dalla stazione Termini, per colpire un secondo obiettivo con la stessa, brutale precisione.
La dinamica ricostruita dagli inquirenti attraverso le immagini della videosorveglianza parla di un gruppo di cinque persone con il volto accuratamente travisato, arrivate sul posto a bordo di due automobili. Armati di frullini ad alta potenza, hanno tagliato il metallo delle saracinesche come fosse carta, forzando poi l’ingresso principale dei negozi. Nonostante l’intervento della Scientifica per i rilievi di rito, le prime analisi non avrebbero portato al ritrovamento di tracce biologiche o impronte digitali utili, confermando l’estrema cautela e l’esperienza del gruppo. La polizia sta ora passando al setaccio ogni singola telecamera di sicurezza della zona per ricostruire l’itinerario seguito dalle due vetture, cercando di individuare un possibile varco nei varchi elettronici della Ztl o qualche dettaglio sui modelli dei mezzi utilizzati per la fuga. Gli investigatori non hanno dubbi sulla professionalità dei soggetti coinvolti, definendoli come veri esperti dei furti lampo che sanno esattamente come muoversi senza lasciare nulla al caso.
Un elemento che conferma questa tesi risale proprio al tentativo di furto del 17 marzo a Porta Pia, quando i ladri decisero di interrompere l’azione e fuggire solo perché disturbati dal passaggio casuale di un’automobile. Nonostante avessero già iniziato a tagliare la serranda, preferirono non rischiare il confronto diretto, un segno di disciplina criminale che appartiene solo a bande di alto livello. Al momento, gli agenti stanno incrociando tutte le denunce presentate negli ultimi due mesi nella Capitale, cercando analogie che possano portare a un nascondiglio o a una base logistica. Il sospetto degli inquirenti è che i cinque uomini d’oro agiscano sfruttando le ore più fonde della notte per beneficiare dell’assenza di traffico, condizione che permette loro di dileguarsi rapidamente non appena scattano i sensori volumetrici.
M.M.