
Roma: l’angelo che somiglia a Giorgia Meloni scuote San Lorenzo in Lucina
Il risveglio della Capitale è stato segnato da un insolito fermento presso la Basilica di San Lorenzo in Lucina, dove un dettaglio artistico ha trasformato un luogo di culto millenario nel centro di un acceso dibattito mediatico e politico. All’interno della cappella situata alla destra dell’altare, tra i marmi della navata consacrata nel IV secolo, è apparso il volto di un angelo le cui fattezze ricordano in modo sorprendente quelle della premier Giorgia Meloni. La notizia, rimbalzata rapidamente sui social network fin dalle prime luci dell’alba, ha spinto una folla di curiosi a varcare la soglia della chiesa, non per ammirare il celebre crocifisso di Guido Reni, ma per verificare di persona l’incredibile somiglianza del cherubino che stringe tra le mani una rappresentazione della penisola italiana.
L’opera in questione risale al 2000, ma è rimasta celata dietro le impalcature della ristrutturazione fino a due mesi fa, passando inosservata fino a questo momento di improvvisa popolarità. Tra i banchi della basilica, il mormorio dei visitatori si alterna a battute sulla possibile identità degli altri angeli raffigurati, ipotizzando scherzosamente i volti di altri esponenti di spicco del governo. La stessa Giorgia Meloni è intervenuta sulla vicenda attraverso i propri canali ufficiali, cercando di smorzare i toni con una punta di ironia: «No, decisamente non somiglio a un angelo», ha commentato la presidente del Consiglio, accompagnando il messaggio con un emoji divertita.
Tuttavia, il clima si è surriscaldato non appena la politica ha preso posizione sulla vicenda. Il Partito Democratico ha sollevato un caso formale, chiedendo l’intervento immediato della Soprintendenza di Roma attraverso il ministro della Cultura Alessandro Giuli, definendo quanto accaduto come del tutto inaccettabile. Non si è fatta attendere la replica di Fratelli d’Italia, che ha rispedito le accuse al mittente parlando di un vero e proprio delirio mistico della sinistra, accusata di essere ormai ossessionata dalla figura della premier al punto da vederla ovunque, persino negli affreschi religiosi.
Nel tentativo di placare le polemiche, l’autore e restauratore del dipinto, Bruno Valentinetti, ha negato con decisione qualsiasi intento celebrativo o ispirazione alla realtà, affermando ai cronisti: «chi lo dice che è Giorgia Meloni? Sono tutte invenzioni». Di parere diverso è parso invece il parroco, monsignor Daniele Micheletti, che davanti all’evidenza dei tratti somatici ha ammesso con sincerità: «Secondo me un po’ ci somiglia». Questa dichiarazione ha però innescato la reazione del cardinale vicario Baldo Reina, il quale ha espresso profonda amarezza per la strumentalizzazione di un’immagine sacra, sottolineando come l’arte cristiana debba essere destinata esclusivamente alla preghiera e non a utilizzi impropri.
Con il passare delle ore, la basilica è diventata meta di un vero e proprio pellegrinaggio laico che ha creato notevoli disagi alle funzioni religiose. Durante la messa vespertina, l’afflusso di visitatori indiscreti e il continuo scattare dei flash hanno costretto i sacerdoti a interrompere più volte le letture. Mentre monsignor Franco Cutrone definiva indegno il comportamento dei curiosi, minacciando di bloccare l’accesso alla cappella, il restauratore Valentinetti ha osservato la scena con una punta di soddisfazione, sussurrando come questa inaspettata attenzione sia servita, se non altro, a riportare la folla all’interno delle mura della chiesa.