
Roma, la doppia vita della sindacalista: 40 chili di droga e 50mila euro in contanti
La cronaca romana regala spesso storie di doppie vite che sembrano scritte per una serie televisiva, dove l’insospettabile di turno si rivela il centro nevralgico di affari decisamente poco leciti. Una donna nata nel 1969, con un passato lavorativo solido nell’Ares 118 e un incarico sindacale confederale ottenuto solo pochi mesi fa, è finita al centro di una vasta operazione della Squadra Mobile. Gli investigatori della VI sezione hanno seguito con pazienza i suoi spostamenti, osservando come quella che appariva come una tranquilla funzionaria pubblica fosse in realtà il tassello fondamentale di un commercio di stupefacenti su vasta scala. La donna non si limitava a gestire la logistica, ma provvedeva personalmente alle consegne a bordo della propria vettura, muovendosi con una disinvoltura che ha inizialmente tratto in inganno chiunque non conoscesse i suoi reali traffici tra la residenza ufficiale e i magazzini periferici.
Il magazzino centrale di questa attività era situato a Ponte Galeria, in una villetta di via Senorbi che fungeva da vero e proprio emporio all’ingrosso. Durante i pedinamenti, gli agenti hanno notato la frequenza con cui la donna faceva la spola tra questa abitazione e il quartiere Portuense, dove risiedeva ufficialmente. L’operazione è scattata definitivamente quando è stata sorpresa a cedere alcune dosi a un acquirente. La successiva perquisizione dell’auto ha rivelato cento grammi di marijuana nascosti strategicamente tra la portiera e la borsa, ma è stato l’ingresso nella villa di Ponte Galeria a lasciare senza parole le forze dell’ordine. All’interno erano stoccati 36 chili di hashish e oltre 6 chili di marijuana, organizzati in panetti che presentavano grafiche curiose, con nomi di marche di dolciumi, firme di alta moda e personaggi dei cartoni animati. Si tratta di vere e proprie «firme che torneranno utili per risalire la catena dell’approvvigionamento», poiché permetteranno di confrontare gli imballaggi con altri sequestri avvenuti negli scorsi mesi in diverse zone della città.
Oltre alla sostanza solida, nella villa sono stati rinvenuti 118 dispositivi elettronici carichi di Thc, pronti per essere distribuiti. La professionalità della donna emergeva anche dalla cura nel confezionamento delle dosi, un’attività che portava avanti nonostante la recente nomina sindacale nella funzione pubblica risalente allo scorso dicembre. Ma la vera sorpresa attendeva gli agenti nella casa di via Troiano, al Portuense, dove la donna viveva con il figlio, al momento considerato del tutto all’oscuro delle attività materne. In una cassetta di sicurezza abilmente nascosta in una stanza defilata dell’appartamento, è stato trovato quello che gli inquirenti definiscono un «tesoretto che si presume essere solo la parte residuale di un’ampia e datata attività». Si trattava di cinquantamila euro in contanti, composti in gran parte da banconote di piccolo taglio, la prova tangibile di un incasso derivante da vendite capillari e costanti.
La 55enne è stata trasferita nella sezione femminile del carcere di Rebibbia, mantenendo un fermo silenzio e non fornendo alcun dettaglio utile a identificare i suoi rifornitori o la struttura della rete di cui faceva parte. Il sequestro del suo cellulare personale sarà ora fondamentale per analizzare i contatti e i messaggi, cercando di capire se dietro la sua figura si muovessero organizzazioni più ampie o se agisse come una retta solitaria nel panorama criminale romano. Questa operazione si inserisce in un contesto di controlli a tappeto che ha visto i Falchi impegnati anche in altre zone critiche come San Basilio e il Quarticciolo, dove sono stati eseguiti ulteriori arresti e sequestri di cocaina e hashish.
M.M.