
Roma, avevano sequestrato e seviziato due 20enni: arrestati 3 aguzzini
La paura di morire cadendo nel vuoto è stata superata solo dal terrore, ancora più concreto e brutale, di restare intrappolati nelle mani dei propri aguzzini. Ci troviamo a San Basilio, quadrante della periferia romana spesso al centro delle cronache per le sue complessità sociali, dove lo scorso 23 febbraio si è consumata una scena che sembra uscita da un thriller d’azione, ma che purtroppo appartiene alla realtà più cruda della città. Due uomini, segregati all’interno di un appartamento situato al sesto piano di un palazzo di edilizia popolare, hanno trovato la forza e la disperazione necessarie per compiere un gesto estremo: scavalcare la ringhiera del balcone, sospesi a oltre dieci metri d’altezza, per rifugiarsi in quello dell’abitazione adiacente. Un rischio calcolato per sfuggire a una violenza che non accennava a placarsi.
Il movente dietro a tanta ferocia appare quasi paradossale se confrontato con il pericolo di morte corso dalle vittime: un debito residuo di 3.600 euro legato al danneggiamento della carrozzeria di un’auto presa a noleggio. Quella somma, parte di un debito complessivo di 6.000 euro che i due stavano faticosamente onorando, si è trasformata nel pretesto per una vera e propria spedizione punitiva. Il video della loro fuga acrobatica, girato casualmente da alcuni vicini di casa increduli, è diventato rapidamente virale sui social network. La macchina dei soccorsi si è messa in moto grazie al fratello di una delle vittime, il quale, dopo aver ricevuto un messaggio d’allarme, si è precipitato alla stazione dei Carabinieri dell’Alessandrino per denunciare il pericolo imminente.
Quando i militari e i vigili del fuoco sono giunti in via Giovanni Palombini, i sequestratori si erano già dileguati, lasciando i due uomini con i volti tumefatti e in uno stato di shock profondo. Inizialmente, il silenzio delle vittime ha reso più tortuoso il percorso degli investigatori, ma il lavoro meticoloso degli uomini dell’Arma, incrociando referti medici, servizi di osservazione e testimonianze, ha permesso di chiudere il cerchio attorno ai responsabili della violenza. L’operazione ha portato all’esecuzione di misure cautelari per tre soggetti: Francesco Cosco, per il quale è stata disposta la custodia in carcere, Alessandro Lo Bianco e Alessandro Crawford, finiti invece agli arresti domiciliari. Le accuse contestate sono pesantissime e comprendono il sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni personali aggravate e la detenzione illegale di armi.
Francesco Cosco, classe 1992, è un nome già noto alle forze dell’ordine e riporta alla mente i fantasmi criminali del passato recente. L’uomo era stato infatti coinvolto in una vasta operazione di polizia che nel 2020 aveva portato all’arresto di numerose persone in seguito al tentato omicidio di Alfredo De Bona a Casal de’ Pazzi, un episodio legato a dinamiche di traffico di stupefacenti. Durante il sequestro di febbraio a San Basilio, Cosco pare non abbia fatto nulla per nascondere la sua caratura, anzi, avrebbe mostrato con spavalderia il braccialetto elettronico che portava alla caviglia mentre infieriva su una delle vittime colpendola ripetutamente con il calcio di una pistola.
La dinamica ricostruita dagli inquirenti rivela un piano spietato: la prima vittima è stata attirata in strada e costretta a seguire uno dei malviventi nell’appartamento di via Palombini. Una volta all’interno, l’uomo è stato immobilizzato a una sedia con del nastro adesivo, picchiato e costretto, sotto minaccia di morte, a telefonare al suo amico per farlo arrivare sul posto. Anche il secondo uomo, una volta entrato, è stato accolto da una pioggia di colpi e minacce finalizzate a ottenere il pagamento immediato del denaro mancante. Dopo il primo brutale pestaggio, i tre aguzzini e un quarto complice non ancora identificato sono usciti dall’abitazione sbarrando la porta blindata dall’esterno, convinti che i due prigionieri non avessero alcuna possibilità di fuga. È stato in quel lasso di tempo che le vittime, temendo il ritorno del gruppo e una possibile escalation mortale, hanno deciso di scavalcare il vuoto per cercare salvezza nel balcone vicino. Le indagini proseguono ora per dare un nome al quarto partecipante.
M.M.