
Roma, amaro stop a Como, condito da nuove polemiche arbitrali
Un clima teso e carico di risentimento ha avvolto il post-gara della sfida tra Como e Roma, lasciando trasparire tutta l’amarezza di Gian Piero Gasperini per un risultato che brucia non solo per la classifica, ma per le modalità con cui è maturato. Il tecnico giallorosso è apparso visibilmente irritato, faticando a nascondere una delusione che sembra andare oltre la singola prestazione. Al centro della sua rabbia c’è quello che ritiene l’ennesimo torto arbitrale subito in questa stagione, un copione che dopo Genova si è ripetuto identico anche al Sinigaglia sotto la direzione di Massa. Gasperini non ha usato giri di parole per descrivere la situazione, puntando il dito contro quelle che definisce simulazioni eccessive da parte degli avversari: «Sicuramente cambia la partita, non è la prima volta che il Como usufruisce di queste situazioni. Sicuramente lo fa un po’ troppo, ma questo è il calcio. Stavolta non entro nel merito, ho parlato in altri momenti ma questa è simulazione».
La tensione è poi esplosa nel mancato saluto finale tra i due tecnici, un gesto che ha innescato un botta e risposta velenoso. Cesc Fabregas non ha gradito la fuga di Gasperini negli spogliatoi, sottolineando come il rispetto debba venire prima di ogni risultato sportivo. Lo spagnolo ha commentato con amarezza l’accaduto: «io la mano la do sempre, quando vinco e quando perdo. Quello che ha fatto non è sportivo. Mi è dispiaciuto, è una questione di rispetto». Non si è fatta attendere la replica del mister giallorosso, che ha rincarato la dose: «il Como è una squadra forte ma non stimo i loro comportamenti, in campo e in panchina». In questo clima di scontro frontale, Gasperini ha trovato anche il modo di lanciare una sottile frecciata alla società in merito alla gestione del mercato: «c’è stata difficoltà nel reperire giocatori in avanti. Non sempre ho potuto fare qui, quello che facevo da altre parti. Alla fine però ci siamo adattati bene».
Al di là delle polemiche, restano i numeri impietosi di una difesa che ha perso la solidità che l’aveva contraddistinta nella prima parte dell’anno. La Roma non è più la miglior retroguardia della Serie A, superata proprio dal Como e dal Milan in questa speciale graduatoria. Con ventitré reti subite complessivamente, di cui ben undici arrivate solo nel girone di ritorno, la media gol incassati è passata da uno rassicurante 0.6 a un preoccupante 1.1 a partita. Anche Mile Svilar, spesso salvatore della patria con parate ai limiti del possibile, è apparso meno impeccabile del solito, pagando a caro prezzo un errore sulla rete del pareggio di Douvikas. L’assenza di Ndicka ha pesato enormemente sugli equilibri del reparto, lasciando il terzetto composto da Ghilardi, Mancini e Hermoso spesso in balia delle folate offensive comasche. Proprio Ghilardi, analizzando la sconfitta, ha ammesso: «Possiamo fare meglio. Sapevamo che avrebbero girato molto per toglierci i riferimenti, siamo anche riusciti a fermarli però purtroppo non è andata come volevamo».
Il dato più allarmante per la stagione giallorossa riguarda però la gestione dei finali di partita, diventati un vero e proprio tallone d’Achille. Con 10 sconfitte in 29 giornate, bisogna tornare indietro fino all’annata 2012/2013 per trovare un rendimento così deficitario. Sono già 8 i punti persi dall’inizio dell’anno a causa di reti subite negli ultimi 15 minuti di gioco, una tendenza che ha colpito duramente contro avversari come Juventus, Napoli e Napoli, ma anche in Coppa Italia contro il Torino. In totale, sono nove i gol incassati dal 75esimo minuto in poi, un record negativo tra le prime dieci squadre della classifica. Gasperini sa che serve invertire la rotta immediatamente, soprattutto in vista dell’imminente sfida di Europa League contro il Bologna all’Olimpico, un dentro o fuori fondamentale per il prosieguo della stagione europea. Nonostante tutto, il tecnico ha voluto chiudere con un messaggio di speranza per il suo gruppo, definendo i suoi giocatori ragazzi fantastici capaci di rialzarsi dopo ogni caduta.