
Roma, 30enne sequestrata e torturata per un debito di crack: tre arresti
Una terribile vicenda di violenza, segregazione e terrore si è consumata nella periferia romana, dove una donna di trent’anni è rimasta per giorni alla mercé di tre aguzzini. La vittima, che stava affrontando gravi problemi di tossicodipendenza, è stata privata della propria libertà, selvaggiamente picchiata e minacciata costantemente con un’arma da fuoco a causa di un presunto debito di 1500 euro legato all’acquisto di crack. L’incubo è terminato solo grazie al tempestivo intervento dei carabinieri, che sono riusciti a trarre in salvo la giovane e ad arrestare i responsabili, due uomini e una donna, tutti soggetti già noti alle forze dell’ordine con precedenti penali alle spalle.
La ricostruzione della complessa attività investigativa ha permesso di fare luce su ben due distinti episodi di sequestro avvenuti nel corso dello scorso anno. Il primo drammatico evento si è verificato nel mese di marzo, quando la trentenne è stata attirata con l’inganno in un appartamento situato nel comune di Palestrina. In quella circostanza la ragazza è riuscita a salvarsi scappando nel cuore della notte, sfruttando un momento di distrazione dei suoi aguzzini che si erano addormentati. La determinazione dei criminali non si è però placata e la banda è riuscita a rintracciarla di nuovo, conducendola con un falso pretesto in un secondo alloggio nella zona di Borgata Finocchio. Durante questa seconda prigionia, la vittima è riuscita fortunatamente a reperire un telefono cellulare all’interno della stanza e a contattare un amico, il quale ha immediatamente fatto scattare l’allarme avvisando i militari.
Le indagini successive hanno rivelato uno scenario di inaudita crudeltà. La mente dell’organizzazione era una nota spacciatrice dell’area romana, soprannominata Mia o Rosy Abbate per via dei suoi metodi spietati. Gli inquirenti hanno recuperato nei telefoni dei complici alcuni filmati agghiaccianti delle violenze, registrati dagli stessi aguzzini. Nelle immagini si vede la giovane legata a una sedia mentre subisce schiaffi, il lancio di bottiglie di vetro sul volto e una pistola puntata alla tempia. Nei video la leader del gruppo si rivolge alla vittima minacciandola violentemente: «ti farò male. Non sai quanto ti farò male».
La crudeltà della donna emerge chiaramente anche dalle intercettazioni e dai dialoghi con i suoi collaboratori, ai quali diceva «a quella puoi fargli tutto quello che vuoi. Prendo il coltello, la faccio a pezzettini e la metto in una buca». I due complici che offrivano supporto logistico stavano entrambi scontando una pena ai domiciliari e hanno messo a disposizione le proprie abitazioni per nascondere la prigioniera. Una volta liberata e portata al sicuro, la trentenne ha potuto finalmente sfogare tutta la sua sofferenza spiegando ai carabinieri i motivi del suo precedente silenzio: «Non ho mai detto nulla perché avevo paura. Lei è matta e armata». Ora la 30enne è finalmente libera dalle angherie della gang.
M.M.