
Roma, 18enne vittima di bullismo tenta il suicidio: salvato dalla Polizia
Il dramma silenzioso del bullismo continua a lasciare ferite profonde, capaci di riaprirsi all’improvviso anche a distanza di anni e quando il peggio sembra ormai alle spalle. È quanto accaduto lunedì scorso nella periferia est di Roma, dove un ragazzo di 18 anni ha tentato di togliersi la vita all’interno della villetta di famiglia. Il giovane si è chiuso a chiave nella sua stanza impugnando un paio di forbici e urlando alla madre che l’avrebbe fatta finita. Nonostante il panico e l’angoscia di quei drammatici momenti, la donna ha mantenuto la lucidità necessaria per comporre immediatamente il numero unico delle emergenze e chiedere aiuto.
La segnalazione ha fatto scattare i soccorsi e sul posto sono giunte in pochi minuti due autoradio del Distretto Casilino insieme a un’ambulanza del 118. I poliziotti, dopo aver compreso la gravità della situazione parlando con la madre, si sono diretti al primo piano posizionandosi dietro la porta della camera del ragazzo. Gli agenti e il personale sanitario hanno avviato una delicata trattativa verbale, parlando con tono calmo per conquistare la fiducia del giovane, il quale tuttavia minacciava di compiere il gesto estremo se le forze dell’ordine non se ne fossero andate.
Dopo lunghi minuti di tensione, il diciottenne ha finto di cedere affermando «Metto una maglietta e scendo», ma attraverso il vetro satinato della porta i poliziotti hanno intravisto la sua sagoma dirigersi rapidamente verso la finestra del balcone. In quel momento, gli agenti rimasti nel giardino si sono accorti che il ragazzo era uscito all’esterno e si era seduto sul cornicione. Senza farsi sentire dal giovane, i poliziotti a terra hanno coordinato l’azione via radio con i colleghi rimasti al piano superiore e hanno iniziato a distrarre il diciottenne parlando con lui di argomenti generici legati allo sport. Questo diversivo ha permesso agli agenti all’interno della casa di forzare silenziosamente la serratura della porta, entrare nella stanza a passi leggeri e afferrare saldamente il ragazzo per il busto e per le braccia, disarmandolo delle forbici e mettendolo in sicurezza.
Il giovane è stato successivamente trasportato in stato di shock al policlinico di Tor Vergata per gli accertamenti del caso. È spettato alla madre il doloroso compito di spiegare agli inquirenti le origini di quel malessere, mettendo a verbale una storia iniziata tre anni prima. Quando aveva quindici anni, infatti, il ragazzo era stato ripetutamente preso di mira, ridicolizzato e isolato da alcuni compagni di scuola. Nonostante il cambio di istituto e un tentativo non andato a buon fine di percorso psicoterapeutico, il giovane sembrava aver trovato un nuovo equilibrio e un gruppo di amici, pur mantenendo tra le mura domestiche un carattere cupo e introverso. Un improvviso scatto d’ira avvenuto poco prima ha riacceso i vecchi fantasmi del passato, portando il giovane a barricarsi in camera, prima che l’intervento provvidenziale della Polizia evitasse il peggio.
M.M.