Rapporto Caritas: record di famiglie e lavoratori poveri in Italia

16/06/2026

Il quadro sociale ed economico del Paese si fa sempre più allarmante, delineando una realtà in cui le difficoltà economiche non colpiscono più soltanto chi si trova ai margini storici della società, ma investono con forza anche famiglie e nuclei di lavoratori. L’ultimo resoconto statistico elaborato e diffuso in queste ore dalla rete Caritas italiana fotografa una situazione in cui l’indigenza ha smesso di essere un fenomeno temporaneo o eccezionale per trasformarsi in una condizione strutturale per migliaia di cittadini. I dati raccolti attraverso migliaia di servizi informatici distribuiti in quasi tutte le diocesi della penisola, coprendo la quasi totalità delle regioni ecclesiastiche, mostrano un incremento costante delle richieste d’aiuto rispetto agli anni passati, segnando il picco più alto mai registrato dall’organizzazione.

L’attività di sostegno si è tradotta in un numero impressionante di interventi diretti, che hanno sfiorato la quota complessiva di 5 milioni in un solo anno. La maggior parte di queste azioni ha riguardato la risposta a bisogni primari e immediati, come la distribuzione di generi alimentari e vestiario, seguita da interventi cruciali per la gestione dell’alloggio, che spaziano dall’accoglienza a breve termine a soluzioni abitative più prolungate. Non mancano le risposte alle necessità di carattere sanitario e le fondamentali attività di ascolto e orientamento, che cercano di arginare il senso di abbandono e la disperazione dei richiedenti. Le famiglie con figli minori a carico costituiscono ancora il gruppo sociale più esposto e rappresentano la quota principale della domanda complessiva di assistenza, segno di come la precarietà economica rischi di ipotecare anche il futuro delle nuove generazioni.

Tra le tendenze più preoccupanti emerse dall’analisi spicca il netto peggioramento delle condizioni di vita della popolazione anziana. Nell’arco di un decennio, il numero di persone con più di 65 anni che si sono rivolte alla rete dei centri di ascolto ha subito un incremento straordinario, molto più marcato rispetto alla crescita generale dell’utenza. Questo dato mette in luce un legame sempre più stretto tra le scarse risorse economiche, l’avanzare dell’età, l’insorgere di problemi di salute e, soprattutto, il progressivo indebolimento dei legami familiari. Accanto all’impoverimento materiale si registra infatti un drammatico aumento della solitudine, con una quota crescente di persone sole che affrontano eventi critici della vita come lutti o separazioni senza poter contare su una rete di protezione sociale, vedendo così svanire ogni possibilità di accompagnamento nei momenti di maggiore fragilità.

A completare questo scenario drammatico vi è la grave emergenza abitativa, che non si limita alla condizione estrema delle decine di migliaia di persone prive di una fissa dimora o di un tetto sopra la testa incontrate dagli operatori. Il disagio si manifesta quotidianamente anche nelle crescenti difficoltà che le famiglie incontrano nel pagamento dei canoni di locazione, delle utenze domestiche e delle spese ordinarie di gestione, costringendo molti a vivere in contesti precari o del tutto inadeguati.

La gravità della situazione è ben sintetizzata dai dati diffusi nel Report: «Nel 2025 la rete Caritas in Italia ha accompagnato 282.539 persone, numero che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari poiché l’intervento mira sempre a rispondere ai bisogni dell’intero nucleo. Si tratta del valore più elevato mai registrato. Rispetto al 2024 si segnala una crescita del +1,7%». L’analisi prosegue evidenziando la composizione di questa platea e la natura continuativa del disagio: «Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori». Sul versante occupazionale, il testo mette in luce la nuova conformazione della povertà: «Sul fronte occupazionale emerge con forza il fenomeno del lavoro povero. Se quasi la metà degli assistiti risulta disoccupata (47,3%), il 24% dispone di un’occupazione che non garantisce risorse sufficienti per vivere dignitosamente; quest’ultima condizione assume particolare rilievo nelle fasce centrali dell’età lavorativa, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Dieci anni fa gli occupati rappresentavano appena il 13,3% degli assistiti». Infine, il documento si sofferma sull’importanza cruciale del fattore abitativo: «Resta molto forte anche il tema abitativo, non soltanto nella forma più estrema della mancanza di una dimora (sono state oltre 24mila le persone “senza casa” e “senza tetto” incontrate), ma anche nelle crescenti difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate. L’abitare continua così a rappresentare uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro».

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