
Pubblico impiego, le nuove misure del Governo tra premi detassati e welfare

Nonostante non sia possibile replicare gli 11 miliardi di euro stanziati lo scorso anno per il rinnovo dei contratti fino al 2030, il pubblico impiego tornerà al centro della manovra 2025. Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha annunciato una serie di interventi volti sia a favorire i prossimi rinnovi contrattuali sia a migliorare l’efficienza delle amministrazioni. Tra le misure proposte, spicca l’introduzione della detassazione dei premi di produttività anche per il settore pubblico, una novità che potrebbe uniformare il trattamento fiscale tra dipendenti privati e statali.
Il piano prevede di applicare un’aliquota agevolata del 5% ai premi fino a 3.000 euro, come già avviene nel privato. In media, i dipendenti pubblici percepiscono circa 1.200 euro annui in premi, cifra che varia molto tra amministrazioni. La misura, però, ha un costo rilevante: si parla di un esperimento limitato, con un plafond iniziale di circa 50 milioni di euro. A beneficiarne sarebbero le amministrazioni che accetteranno di sottoporre i propri accordi di secondo livello a una validazione centrale, per garantire che gli obiettivi non siano autoreferenziali. «L’obiettivo è rompere la tradizione delle valutazioni sempre al massimo», ha sottolineato Zangrillo, richiamando i dati della Corte dei Conti, secondo cui la quasi totalità dei dipendenti riceve punteggi massimi.
Un altro nodo è la contrattazione decentrata. Finora, gli aumenti per il salario accessorio erano fissati allo 0,22% del monte stipendi, in maniera uniforme. La proposta prevede invece un meccanismo differenziato per favorire i dipendenti delle amministrazioni con retribuzioni più basse, in modo da ridurre le sperequazioni tra enti “ricchi” e “poveri”. Negli ultimi anni, infatti, sono stati registrati veri e propri esodi di personale, soprattutto dai Comuni verso i ministeri, dove le indennità risultano più elevate. «Occorre riequilibrare le condizioni di lavoro, altrimenti le disparità continueranno ad alimentare fughe di personale», spiegano fonti vicine al dossier.
La terza misura riguarda il welfare aziendale. Attualmente, piani sanitari integrativi e sostegni alla genitorialità sono penalizzati perché inclusi nei tetti del salario accessorio. La proposta mira a scorporare queste spese dai limiti esistenti, consentendo maggiore flessibilità alle amministrazioni. Con quasi un milione di dipendenti pubblici in pensione nei prossimi anni, il tema dell’attrattività è cruciale. Zangrillo sottolinea la necessità di «rendere la Pubblica amministrazione competitiva anche agli occhi dei giovani», evitando che i migliori talenti scelgano esclusivamente il settore privato.