Inps, dagli stranieri non arriva un aiuto al welfare: stipendi troppo bassi

02/12/2025

Gli stipendi dei lavoratori stranieri in Italia restano mediamente troppo bassi per garantire un contributo significativo al sistema di welfare nazionale. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Inps, che fotografa una forza lavoro spesso penalizzata da sfruttamento, lavoro nero e retribuzioni insufficienti, evidenziando una situazione strutturale che incide sulla sostenibilità di pensioni e sanità.

Nel 2024 i lavoratori stranieri attivi erano circa 4 milioni, a cui si aggiungono 378.645 pensionati e oltre 252mila percettori di prestazioni di sostegno al reddito. La maggior parte è composta da dipendenti del settore privato: 3,5 milioni, per il 58,3% uomini, con una retribuzione media annua di soli 16.700 euro.

Con stipendi così bassi, i contributi versati risultano inevitabilmente ridotti. Considerando un’aliquota del 33% per i dipendenti, il gettito medio annuo per lavoratore si ferma attorno ai 5.500 euro, a cui si aggiungono circa 1.500-1.600 euro di Irpef. In tutto, appena 7mila euro a testa, che moltiplicati per l’intera platea portano a un contributo globale di 28 miliardi.

Una cifra esigua se confrontata con i costi complessivi di pensioni e sanità, che superano i 500 miliardi l’anno, oltre 18 volte tanto. A incidere è anche la distanza con i lavoratori italiani: 22,6 milioni di iscritti, con stipendi medi di 25mila euro nel settore privato e oltre 35mila nel pubblico.

Il quadro più critico emerge nei comparti dove lo sfruttamento è storicamente più diffuso, ossia in Agricoltura e negli impieghi domestici.

La maggior parte dei lavoratori stranieri risiede o lavora nel Nord Italia (61,8%), seguito dal Centro (23,1%) e dal Sud-Isole (15,1%). L’incidenza sulla popolazione varia sensibilmente: Nord: 10,3 stranieri ogni 100 residenti; Centro: 9,1; Sud e Isole: 3,5; media in Italia: 7,8.

Quanto alle provenienze, il 75,4% arriva da Paesi non comunitari. Le comunità più numerose sono: Romania: 697mila (15,1%); Albania: 446mila (9,7%); Marocco: 366mila (7,9%); Cina: 229mila (5%); Ucraina: 225mila (4,9%).

Il quadro delineato dall’Inps conferma un nodo cruciale: gli stranieri sono indispensabili in molti settori dell’economia italiana, ma spesso restano intrappolati in lavori mal retribuiti e irregolari. Un sistema che penalizza loro e, allo stesso tempo, non contribuisce in modo efficace alla sostenibilità del welfare.
Un campanello d’allarme che richiede risposte strutturali, dal contrasto al lavoro nero alla valorizzazione contrattuale delle categorie più fragili.

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