Produzione industriale italiana: crescita dell’1,5% col traino del Lazio

16/01/2026

L’economia italiana sembra aver imboccato una strada di ripresa più solida di quanto molti analisti avessero previsto inizialmente, segnando quello che potrebbe essere il punto di svolta definitivo per il settore manifatturiero. Secondo i dati comunicati dall’Istat relativi al mese di novembre 2025, la produzione industriale del nostro Paese ha fatto registrare un incremento dell’1,5% rispetto al mese precedente. Si tratta di una performance di rilievo, capace di doppiare la crescita media dell’Eurozona, ferma allo 0,7%, e di suggerire che non ci troviamo di fronte a un semplice rimbalzo tecnico, ma a una dinamica di crescita più strutturale. Questo risultato giunge dopo un triennio estremamente complesso, durante il quale l’industria nazionale è stata messa a dura prova dall’aumento dei costi energetici, dall’inflazione e dalle incertezze geopolitiche.

Nonostante il dato annuale mostri una crescita più contenuta, pari all’1,4%, il trend trimestrale conferma la risalita della manifattura con un progresso dell’1,1%. Secondo Paolo Pizzoni, Senior Economist di Ing, questa accelerazione modifica le prospettive macroeconomiche generali: «è aumentata la probabilità che l’industria contribuisca positivamente alla crescita del valore aggiunto». Lo stesso economista osserva come i segnali provenienti dal mercato siano incoraggianti: «le indagini congiunturali sulla fiducia delle imprese stanno mostrando una graduale ripresa degli ordini e un lento calo delle scorte, ingredienti positivi per una ripresa ciclica della produzione». In questo scenario, settori come la farmaceutica, l’elettronica e la produzione di macchinari si confermano i veri motori dell’innovazione e della competitività internazionale, con la farmaceutica che corre a un ritmo dell’otto virgola sette per cento annuo.

Un contributo fondamentale a questo bilancio positivo arriva dal Lazio, che si posiziona come la seconda regione italiana per importanza economica e la prima per tasso di crescita imprenditoriale nel mese di novembre. Con quasi 600mila aziende attive, il territorio laziale ha registrato un Pil in crescita dell’1,2% nei primi nove mesi dell’anno, superando abbondantemente la media nazionale. La diversificazione industriale della regione, che spazia dall’aerospazio alla metallurgia fino alla farmaceutica, ha permesso di totalizzare un quinto dell’export nazionale complessivo. Come evidenziato nell’ultimo bollettino della Banca d’Italia, le prospettive restano rosee anche per il prossimo futuro, dato che «per l’ultimo trimestre dell’anno in corso e il primo del 2026 le aspettative sul fatturato appaiono ancora favorevoli, con un saldo ampiamente positivo fra previsioni di crescita e di riduzione. Anche la spesa per investimenti dovrebbe registrare un aumento nel 2026».

A completare il quadro di fiducia per il sistema Italia contribuiscono anche i dati sulla bilancia commerciale, che a novembre ha presentato un saldo positivo superiore ai 5 miliardi di euro, e la crescita dell’export del made in Italy, salito del 3,1% negli undici mesi dell’anno. Un segnale di stabilità arriva inoltre dalla Germania, il principale mercato di sbocco per le merci italiane, che è ufficialmente uscita da due anni di recessione chiudendo il 2025 con un timido segno più nel Pil. Sebbene il nuovo Cancelliere Friedrich Merz abbia invitato i propri connazionali a «vedere il bicchiere mezzo pieno», ha comunque dovuto ammettere con realismo che «la situazione resta molto critica». Per l’Italia, tuttavia, la ripresa dei consumi tedeschi rappresenta una garanzia per il mantenimento di volumi di vendita che storicamente non scendono mai sotto la soglia dei 70 miliardi di euro, consolidando le speranze per un 2026 all’insegna della stabilità.

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