
Processo per stalking a Roma: sotto accusa un infermiere 50enne
Il tribunale si trova a dover fare luce su una vicenda complessa, caratterizzata da due versioni diametralmente opposte e da un filo sottilissimo a cui resta legata la libertà di F. B., un infermiere di cinquant’anni che risiede nella zona di via Nomentana. L’imputato continua a proclamarsi del tutto innocente, sostenendo con forza di essere vittima di una trappola ordita ai suoi danni. Sulla sua posizione, tuttavia, gravano sia alcuni precedenti penali sia le pesanti dichiarazioni della donna che lo ha denunciato, affermando di essere stata perseguitata per un lungo periodo. A dare il via alle indagini è stata una collaboratrice domestica di 43 anni di origini peruviane, la quale nel 2011 aveva intrapreso una relazione sentimentale con l’uomo, unione dalla quale è nato un figlio che oggi ha 14 anni. La storia d’amore si è interrotta definitivamente nel 2019, momento in cui la donna ha legato la propria vita a un nuovo partner, e proprio da questo snodo temporale i ricordi e le ricostruzioni dei due protagonisti smettono di coincidere.
L’unico elemento incontrovertibile in questa frattura è rappresentato dal mancato raggiungimento di un accordo pacifico in merito all’affidamento del figlio adolescente. La donna aveva già denunciato l’ex fidanzato per i reati di maltrattamenti e lesioni, episodi che sarebbero avvenuti quando la convivenza era ancora in corso e per i quali l’infermiere ha già incassato una condanna a tre anni di reclusione nell’ambito di un altro filone giudiziario. Secondo la tesi della parte offesa, però, le condotte persecutorie sarebbero proseguite anche dopo la rottura. L’uomo avrebbe organizzato frequenti appostamenti nei pressi dell’abitazione della donna, tempestandola di messaggi offensivi, pedinandola e riprendendola costantemente con il telefono durante i suoi spostamenti, senza risparmiare minacce verbali ad alta voce. Tali comportamenti avrebbero provocato forti traumi psicologici anche nel figlio minore.
Chiamato a deporre in aula, l’imputato ha respinto fermamente ogni addebito, contraccando: «sono anni che la mia ex cerca di rovinarmi la vita. Pretendeva l’affido esclusivo di nostro figlio e io non gliel’ho concesso. Per questo si è arrabbiata e ha deciso di farmela pagare». L’infermiere ha contestato anche la deposizione della più cara amica della persona offesa, parlando di un piano studiato a tavolino per distruggere la sua reputazione e la sua esistenza. Ha sostenuto che le vecchie accuse di violenza fossero inventate e che i testi di alcune chat fossero stati maliziosamente decontestualizzati. A proposito dei toni usati nelle discussioni scritte ha spiegato che «è vero, certi scambi possono apparire minacciosi, ma quando le scrivo che “in qualche modo avrò giustizia” mi riferisco alla giustizia che si può ottenere in tribunale, non alla volontà di farmi giustizia da solo». L’uomo ha poi confermato di aver effettuato dei video, giustificandoli come una misura di autotutela nei momenti in cui si recava a prendere il figlio, proprio per evitare che l’ex compagna potesse inventare aggressioni mai compiute. La decisione del giudice sul futuro dell’imputato arriverà a novembre con la discussione finale delle parti.