Più smart working nella PA contro il caro-energia, la ricetta di FLP

01/04/2026

In un contesto internazionale segnato da rincari senza sosta e da una crisi energetica che morde ferocemente le tasche di cittadini e imprese in questo 2026, la Pubblica Amministrazione finisce nuovamente sotto i riflettori. Questa volta non per i soliti ritardi burocratici, ma per il suo peso specifico nei consumi nazionali di gas ed elettricità. La Federazione dei lavoratori pubblici e delle pubbliche funzioni, attraverso il segretario generale Marco Carlomagno, ha deciso di rompere gli indugi inviando una lettera alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo. Al centro della missiva c’è una richiesta che sa di pragmatismo puro: potenziare immediatamente lo smart working per svuotare uffici spesso energivori e risparmiare energia preziosa. Secondo Carlomagno, infatti, è giunto il momento di mettere da parte le resistenze ideologiche sul lavoro da remoto e guardare in faccia la realtà economica.

Le ragioni addotte dal sindacato poggiano su dati difficilmente contestabili. Gli uffici pubblici, disseminati in modo capillare su tutto il territorio nazionale, rappresentano una delle voci di spesa energetica più imponenti dello Stato. Carlomagno è stato molto chiaro su questo punto: «quello delle Pubbliche Amministrazioni è il settore che registra i maggiori consumi di energia, vista l’articolazione diffusa degli Uffici sul territorio e la loro capillarità, i consumi spesso alimentati anche dagli sprechi derivanti da strutture non adeguatamente coibentate, da edifici non a norma e da modalità gestionali non sempre attente». Tenere aperti complessi architettonici mastodontici per ospitare dipendenti che potrebbero svolgere le medesime mansioni da casa appare, agli occhi della FLP, un controsenso logico prima ancora che economico in un momento di scarsità delle risorse.

Ma il problema non si limita al riscaldamento o all’illuminazione dei palazzi governativi. C’è un’altra variabile che incide pesantemente sul bilancio energetico del Paese: il pendolarismo di massa. Nella sua analisi, il segretario della FLP ha evidenziato come «anche gli spostamenti casa lavoro di circa 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici, spesso costretti all’utilizzo del mezzo proprio per le carenze del servizio pubblico o per l’allocazione degli Uffici in località non servite dal trasporto pubblico, incidono in modo considerevole nel consumo dei prodotti petroliferi e aumentano significativamente il costo sostenuto per recarsi al lavoro». Lo smart working, in questo senso, diventerebbe un paracadute sociale immediato per i lavoratori, oltre che una manovra di risparmio strategico per il governo nazionale.

La posizione della FLP non è un grido isolato nel deserto, ma trova una sponda autorevole nelle recenti direttive arrivate da Bruxelles. Il commissario europeo all’energia, Dan Jorgensen, ha infatti caldeggiato l’adozione di misure drastiche per la riduzione della domanda di combustibili fossili, indicando proprio il lavoro agile come uno degli strumenti più efficaci e pronti all’uso per mitigare l’impatto della crisi. Carlomagno ha ricordato come il sindacato abbia ufficialmente chiesto «all’attenzione della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del Ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, l’immediata emanazione di specifiche disposizioni per il rafforzamento del lavoro agile e da remoto nella Pubblica Amministrazione, superando le ingiustificate resistenze ancora presenti, soprattutto a seguito della grave crisi energetica che sta colpendo anche l’Italia». La sfida ora passa nelle mani dell’esecutivo, che dovrà decidere se concedere deroghe e nuove disposizioni per rendere strutturale un modello di lavoro che la modernità richiede e che l’emergenza energetica sta trasformando in una necessità assoluta di buonsenso.

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