
Oltre i binari di Termini: le vie dell’insicurezza nel cuore dell’Esquilino
La profonda opera di riqualificazione che ha trasformato il volto del principale scalo ferroviario di Roma e del piazzale antistante ha prodotto un risultato innegabile: la riduzione dei reati all’interno della stazione. Tuttavia, questo successo ha innescato un effetto di spostamento che gli addetti ai lavori definiscono ormai come il “Triangolo delle Bermude” della Capitale. Si tratta di un reticolo di strade che comprende via Filippo Turati, via Giolitti, via Cavour e via Manin, dove la criminalità si è semplicemente rifugiata, trasformando questi vicoli in una zona d’ombra dove la percezione di insicurezza dei residenti resta ai livelli di guardia.
In quest’area cuscinetto si sono concentrati i soggetti che per anni hanno considerato i pendolari come una fonte di reddito illegale. La dinamica dei fatti avvenuti lo scorso sabato sera ne è la prova plastica: a soli sessanta minuti di distanza l’una dall’altra, si sono verificate due violente aggressioni. La prima ha ridotto in fin di vita un funzionario ministeriale all’angolo con via Cavour, mentre la seconda ha preso di mira un rider in via Manin. Questi episodi non sono che la punta dell’iceberg di un quotidiano fatto di borseggi, atti vandalici contro le auto in sosta e un degrado che sembra resistere a ogni tentativo di bonifica istituzionale.
I numeri forniti dal Ministero dell’Interno per l’anno 2025 raccontano di una battaglia costante condotta dalle forze dell’ordine. Nell’area dell’Esquilino sono stati eseguiti 105 arresti, mentre nel quadrante del Viminale il numero sale a 233. Eppure, nonostante questo impegno massiccio, la vita dei quartieri limitrofi soffre ancora. Molti esercizi commerciali, per tutelare dipendenti e clienti, hanno deciso di anticipare l’orario di chiusura serale e di investire privatamente in sistemi di videosorveglianza avanzati per sopperire a una situazione che, dopo il tramonto, diventa spesso fuori controllo.
Il tessuto sociale della zona è profondamente mutato. Molti romani hanno abbandonato gli appartamenti storici, lasciando spazio a una proliferazione di bed and breakfast e case vacanze. Questo fenomeno ha reso i turisti, ignari delle dinamiche di quartiere, le vittime predilette per furti e raggiri. Lungo i ballatoi di via Giolitti e fino a piazza Vittorio, lo spaccio di stupefacenti continua a scorrere fluente, intrecciandosi con il fenomeno della prostituzione e la presenza di gruppi organizzati che utilizzano la rete metropolitana per muoversi rapidamente tra i diversi settori della città.
Secondo le testimonianze degli esercenti che operano sotto i portici, la minaccia è rappresentata principalmente dagli stranieri, spesso senza fissa dimora, che gravitano stabilmente nella zona. “Nordafricani principalmente, persone che rappresentano una minaccia costante”, riferiscono i commercianti, sottolineando come l’area sia diventata un rifugio sicuro per chi cerca di sfuggire ai controlli. La storia recente conferma questa analisi: proprio tra via Giolitti e via Marsala hanno trovato riparo in passato soggetti responsabili di crimini atroci consumati in altri quartieri della città, a dimostrazione di come questa zona funzioni da hub per la criminalità trasversale.
L’amministrazione comunale e i comitati di quartiere puntano ora sul recupero del decoro urbano come leva per invertire la rotta. Si discute da tempo della creazione di distretti artigiani o poli manifatturieri nei locali attualmente sfitti sotto i portici, per evitare che gli spazi vuoti diventino ricettacolo di degrado. Tuttavia, finché il reticolo di strade alle spalle della stazione resterà un territorio di frontiera, ogni intervento architettonico rischierà di rimanere una soluzione parziale.