
Lotta serrata contro i clan a Ostia e Quarticciolo: 300 arresti in 6 mesi
È trascorso quasi un anno dall’istituzione di quella task force integrata che ha convogliato sul litorale di Ostia investigatori di grande esperienza e professionalità. Un periodo analogo ci separa da quella storica conferenza presieduta da Chiara Colosimo, la numero uno della Commissione Antimafia, nata con l’obiettivo di diffondere un messaggio perentorio e inequivocabile: sul litorale romano i gruppi della criminalità organizzata, a partire dalle compagini legate al clan Senese, non troveranno più alcuno spazio d’azione. Nei mesi successivi a quella dichiarazione di intenti, il territorio è stato sottoposto a una fitta rete di controlli, perquisizioni, sequestri e attività investigative capillari. L’obiettivo prioritario è stato sin da subito quello di bonificare un’area strategica della Capitale che, a causa della sua conformazione geografica ed economica, ha continuato a stimolare pesanti appetiti illegali, estesi non soltanto al narcotraffico ma anche al racket delle abitazioni popolari, alle infiltrazioni nelle attività imprenditoriali e alle estorsioni.
L’ultimo episodio in ordine di tempo che ha riportato l’attenzione mediatica sulla gestione degli stabilimenti balneari è stato l’incendio divampato nel primo pomeriggio di ieri presso il lido Oasi. Le fiamme sono state prontamente domate dai vigili del fuoco, permettendo ai carabinieri della compagnia di Ostia di avviare immediatamente gli accertamenti. Fortunatamente, a differenza di altri roghi registrati in passato e riconducibili a violente faide tra gestori e consorterie criminali, l’evento di ieri non sembra appartenere a dinamiche di criminalità organizzata. Anche se l’ipotesi del dolo resta elevata, viene esclusa l’ombra dell’intimidazione o della ritorsione. Il fuoco ha infatti interessato alcuni cumuli di carta posizionati nei pressi di un magazzino in disuso, all’interno del quale erano ammassate vecchie masserizie come lettini, mobili e bombole a gas. Lo stabilimento era già chiuso da diversi mesi a causa di un provvedimento di sequestro eseguito dalla polizia locale per difformità urbanistiche, e l’amministrazione comunale ha già programmato la sua messa a bando in vista della prossima stagione.
I dati statistici accumulati dall’inizio dell’anno fino a oggi testimoniano l’efficacia del modello di intervento coordinato dalla Prefettura e supportato da Roma Capitale, un metodo sinergico volto a unire il ripristino della legalità al recupero del decoro urbano e sociale, ricalcando quanto già sperimentato con successo nel quartiere del Quarticciolo. Nello specifico, la compagnia dei carabinieri di Ostia ha eseguito 210 arresti, di cui 92 in flagranza di reato per violazione delle norme sugli stupefacenti e 23 per reati contro il patrimonio come rapine, furti e ricettazione. Nel corso di queste operazioni i militari hanno sequestrato quasi otto chili di hashish, oltre due chili di cocaina, circa un chilo di marijuana e oltre mezzo chilo di crack.
Non meno rilevante appare il bilancio consuntivo della polizia di stato che, nel medesimo arco temporale, ha tratto in arresto 93 persone e ne ha denunciate a piede libero altre 207, procedendo all’identificazione di quasi 10mila cittadini. Sul fronte del contrasto al mercato delle sostanze illecite, la polizia ha sequestrato oltre 77 chili di cannabinoidi, un chilo e mezzo di cocaina e 15 grammi di droghe sintetiche. Particolare attenzione è stata dedicata anche al mercato illegale delle armi, una piaga che impone alla città un tributo di sangue altissimo. Gli agenti sono riusciti a recuperare trentuno pistole, otto fucili e ventitré armi bianche, sottoponendo contemporaneamente 251 soggetti a misure di prevenzione personali.
Un capitolo a parte è rappresentato dalle occupazioni abusive delle case popolari, un fenomeno che a Ostia ha subito un salto di qualità rispetto al passato. Molti appartamenti non venivano più utilizzati solo come depositi temporanei, ma erano stati trasformati in vere e proprie piazze di spaccio protette e sbarrate, secondo un modello operativo simile a quelli già smantellati a Tor Bella Monaca e al Quarticciolo. Se nella periferia est della Capitale la criminalità sfruttava i vuoti burocratici legati alle cantine dei palazzi per nascondere i carichi di droga senza essere associata direttamente agli appartamenti, nelle aree popolose di piazza Gasparri e via Antonio Forni queste strutture venivano trasformate in veri e propri negozi blindati. Per ritardare l’accesso delle forze dell’ordine e consentire ai pusher di disfarsi delle sostanze gettandole nel sanitario, i locali venivano protetti con massicce inferriate di ferro, la cui rimozione ha reso spesso necessario l’intervento dei reparti speciali. Una volta compreso il sistema, per ognuno dei venti locali liberati dall’inizio dell’anno si è proceduto all’immediata riconsegna all’ente proprietario per scongiurare nuove intrusioni. Proprio ieri gli agenti del Distretto Lido hanno fermato nei pressi di uno stabile centrale un uomo in affidamento in prova ai servizi sociali, trovato in possesso di numerose chiavi collegate ai magazzini del palazzo. Una volta costretto ad aprire i locali, la polizia ha scoperto e sequestrato oltre due chili di sostanze stupefacenti, traendo in arresto il custode del deposito.
M.M.