
Lazio, monta la rabbia della tifoseria: abbonamenti a rischio per il 2026/27
Al centro della Lazio c’è sempre l’ingombrante figura del presidente Claudio Lotito, ma intorno a lui si sta progressivamente creando il vuoto. Nelle ultime settimane, tra le aule di Montecitorio e le tribune del Foro Italico, il patron biancoceleste ha espresso concetti durissimi che hanno finito per incendiare definitivamente un ambiente già surriscaldato. Le sue parole non hanno risparmiato nessuno, dipingendo un quadro impietoso della situazione attuale: «Sarri ha un contratto, ma tutti sono utili e nessuno indispensabile… I giocatori non hanno gli attributi e non sanno marcare, abbiamo preso due gol uguali… I tifosi li faccio sfogare, non vengano, ce ne sono tanti in Cina». Invece di gettare acqua sul fuoco, la presidenza continua a rivendicare la bontà del proprio operato, ponendosi nel ruolo di parte lesa e sbandierando i futuri ricavi legati al progetto del nuovo stadio Flaminio, un’opera dai tempi incerti che nelle dichiarazioni del patron dovrebbe garantire cifre astronomiche. Lotito si è infatti difeso dicendo: «Io cosa devo fare di più? Ho presentato il piano per lo stadio di proprietà che renderà la Lazio immortale con un guadagno da 3 miliardi di euro».
Tuttavia, risulta assai difficile per la tifoseria aggrapparsi a promesse future quando il presente appare drammaticamente nebuloso. La realtà odierna racconta di un allenatore con le valigie in mano, di uno spogliatoio spaccato e di una tifoseria in aperta rivolta. Maurizio Sarri ha già chiesto un incontro per concordare la rescissione contrattuale, diviso tra un clamoroso ritorno a Napoli o una nuova avventura a Bergamo. Nel frattempo, la rosa perde pezzi importanti: Elseid Hysaj, Toma Basic e Pedro hanno esaurito i propri accordi, mentre altri nove calciatori, inclusi pilastri dello spogliatoio come Ivan Provedel, Mario Gila, Alessio Romagnoli, Patric e Danilo Cataldi, vedranno il proprio contratto scadere tra appena 12 mesi, alimentando lo spettro di un addio di massa da Formello.
Il distacco tra la società e il suo popolo è ormai totale. Numerosi club di tifosi laziali sparsi sul territorio stanno minacciando uno sciopero a oltranza in vista della prossima stagione calcistica, anticipando persino le decisioni formali della Curva Nord. La piazza si sente profondamente offesa dalle continue uscite pubbliche della presidenza. Il malumore si traduce in un diserzione di massa dello stadio Olimpico che va avanti dallo scorso gennaio, con l’eccezione delle sfide di cartello contro il Milan e della finale di Coppa Italia contro l’Inter. Per l’ultima gara di campionato contro il Pisa sono stati staccati poco più di duemila biglietti, un dato che fotografa perfettamente lo sconforto della tifoseria. Di questo passo, la prossima campagna abbonamenti rischia seriamente di far registrare un record negativo peggiore di quello del 2016, quando la contestazione ridusse i tesserati a sole seimila unità complessive, provocando un danno economico non indifferente per le casse del club.
A complicare ulteriormente lo scenario si aggiungono le profonde lacerazioni interne alla stessa struttura societaria, evidenziate dai contrasti tra i componenti dello staff medico. Anche il settore giovanile perde stabilità dopo le dimissioni del responsabile Stefano Mattiuzzo. Persino il direttore sportivo Mariano Fabiani, anch’egli in scadenza nel duemilaventisette, è finito nel mirino delle critiche di Lotito, che ha commentato con un laconico «Ho delegato troppo». Una bocciatura che stride con i 50 milioni di plusvalenze e i nuovi accordi di sponsorizzazione commerciale portati a termine dal dirigente. Sullo sfondo resta infine il delicato iter burocratico per le iscrizioni al campionato che ha sostituito la vecchia Covisoc, un percorso a tappe che si concluderà solo il 30 giugno e che stabilirà se la Lazio potrà operare liberamente sul mercato o se sarà costretta a un mercato a saldo zero.