
Il debutto record dei Btp nel 2026: fiducia dei mercati e spread ai minimi storici
L’anno finanziario dell’Italia si apre sotto i migliori auspici, segnando un momento di eccezionale vigore per i titoli di Stato. Nel primo collocamento del 2026, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha registrato numeri che testimoniano una solidità ritrovata e una rinnovata fiducia da parte degli investitori internazionali. A fronte di un’emissione complessiva di 20 miliardi di euro, il Tesoro ha ricevuto ordini che hanno superato i 265 miliardi, con una domanda che ha polverizzato l’offerta di ben 13,2 volte. Questo entusiasmo si è riflesso immediatamente sul mercato secondario, dove lo spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi è scivolato a quota 64,6 punti base, toccando il livello minimo dall’estate del 2008.
La strategia di via XX Settembre si è articolata su un’operazione dual tranche di grande respiro. Il Tesoro ha immesso sul mercato un nuovo Btp a 7 anni per 15 miliardi di euro e ha riaperto il Btp Green con scadenza 2046 per ulteriori 5 miliardi. Il dato più rilevante emerge dalla composizione dell’azionariato: l’80% del titolo settennale e ben l’84% dell’obbligazione verde sono stati sottoscritti da investitori esteri. Questo massiccio afflusso di capitali stranieri conferma quanto la politica di rigore sui conti pubblici, difesa con determinazione dal ministro Giancarlo Giorgetti, stia pagando in termini di credibilità internazionale e riduzione del costo del finanziamento per lo Stato.
I dettagli tecnici delle emissioni mostrano rendimenti competitivi ma equilibrati. Il nuovo titolo a sette anni, con scadenza marzo 2033, offre un tasso annuo del 3,15% ed è stato collocato con un rendimento lordo del 3,191%. Per quanto riguarda il Btp Green, dedicato al finanziamento di progetti legati alla sostenibilità ambientale, la domanda ha toccato i 115 miliardi di euro a fronte di un rendimento lordo al 4,158%. Dal 2021 a oggi, l’Italia ha emesso oltre 60 miliardi in titoli sostenibili, strumenti che non solo riducono le emissioni di CO2, ma generano un impatto significativo sul Prodotto Interno Lordo; basti pensare che ogni milione di euro investito in questi settori è capace di produrre circa 1,5 milioni di euro di Pil indotto.
L’operazione italiana si inserisce in un contesto globale particolarmente affollato, dove le emissioni sovrane e societarie si susseguono a ritmi serrati tra Europa, Stati Uniti e Asia. Nonostante la concorrenza di paesi come il Belgio, il debito italiano continua a mantenere un appeal unico, grazie anche a una cornice normativa aggiornata che allinea i prodotti alle più recenti tassonomie dell’Unione Europea. Per il resto del 2026, il Tesoro prevede emissioni lorde comprese tra i 350 e i 365 miliardi di euro, una cifra necessaria per gestire i circa 256 miliardi di titoli in circolazione che andranno a scadenza nei prossimi dodici mesi.
Guardando alle prossime mosse, il Ministero dell’Economia non esclude nuove incursioni nel mercato dei capitali. La strategia potrebbe includere la riapertura dell’obbligazione a 50 anni, nota come titolo Matusalem, o il lancio di emissioni in dollari qualora il cambio con l’euro si rivelasse favorevole. Resta centrale anche l’attenzione verso il mercato retail: con la quota di debito in mano ai piccoli risparmiatori salita al 14%, sono allo studio nuove versioni del Btp Valore. In un quadro in cui gli economisti iniziano a intravedere l’orizzonte dei 50 punti base per lo spread, l’Italia sembra aver intrapreso con decisione la strada del consolidamento finanziario.