
Governo Meloni, taglio alle accise: nuovo decreto in arrivo per Pasqua
Il calendario liturgico e quello politico si sovrappongono in un incrocio di scadenze che non concede tregua all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Mentre il Paese si prepara alle festività pasquali, i corridoi di Palazzo Chigi restano animati da un’attività febbrile: per i ministri si prospetta infatti un Venerdì Santo di lavoro intenso, con l’obiettivo di discutere e varare un nuovo decreto legge per calmierare i prezzi dei carburanti. La scadenza è fissata per l’indomani di Pasquetta, quando lo sconto temporaneo introdotto lo scorso 19 marzo cesserà ufficialmente di produrre i suoi effetti. La situazione internazionale, d’altronde, non permette passi falsi né ritardi. Il conflitto in Iran e la persistente instabilità nello stretto di Hormuz hanno innescato una spirale rialzista che sta mettendo a dura prova la tenuta economica di milioni di cittadini e delle aziende di autotrasporto, rendendo il monitoraggio delle rotte petrolifere una priorità assoluta per la sicurezza nazionale.
L’ultimo intervento governativo aveva garantito una riduzione di venticinque centesimi al litro, frutto della combinazione tra il taglio delle accise e la riduzione dell’Iva, ma la realtà dei prezzi alla pompa ha già ampiamente eroso questo beneficio. Le rilevazioni dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti mostrano numeri impietosi che fotografano una crisi energetica in pieno svolgimento: la benzina ha sfiorato quota 1,75 euro in modalità self-service lungo la rete stradale ordinaria, mentre il diesel ha abbattuto la barriera psicologica dei 2 euro. Sulla rete autostradale la situazione appare ancora più critica, con i pannelli informativi che registrano costi vicini ai 1,82 euro per la benzina e oltre i 2,13 euro per il gasolio. Queste cifre stridono con le previsioni diffuse solo poche settimane fa, quando si sperava di mantenere i costi al di sotto della soglia di 1,9 euro, un limite ormai ampiamente superato dalla corsa del greggio sui mercati internazionali.
Il nuovo provvedimento allo studio dovrebbe ricalcare quasi integralmente la struttura del precedente, offrendo una sforbiciata di venticinque centesimi su benzina e diesel, accompagnata da un risparmio di dodici centesimi per il gpl. Si tratterebbe, ancora una volta, di una misura a tempo, limitata a una finestra di due o tre settimane, con un costo stimato che si aggira intorno ai cinquecento milioni di euro. Trovare le coperture necessarie in così breve tempo rappresenta una vera e propria sfida finanziaria, che costringe l’esecutivo a compiere scelte dolorose e a riconsiderare le priorità stabilite nella legge di bilancio. La coperta appare drammaticamente corta di fronte a uno scenario geopolitico che continua a mutare, costringendo il Ministero dell’Economia a un esercizio di equilibrismo tra i conti pubblici e il consenso sociale.
In questo contesto si inserisce il duro scontro con il mondo industriale italiano. Proprio in queste ore, il governo è chiamato a confrontarsi con le imprese sul drastico ridimensionamento delle risorse destinate ai crediti d’imposta di Transizione 5.0. Il decreto fiscale approvato nell’ultima riunione del Consiglio dei ministri ha infatti ridotto a un terzo l’agevolazione, una decisione che ha scatenato la protesta immediata di Confindustria. Emanuele Orsini non ha usato giri di parole per descrivere la frustrazione delle aziende, parlando apertamente di potenziali «esodati che si ritroveranno con un bonus tagliato di due terzi sugli investimenti effettuati». Il plafond complessivo è stato infatti prosciugato per dirottare risorse verso l’emergenza carburanti, lasciando sul campo solo 537 milioni rispetto agli 1,3 miliardi inizialmente stanziati nella manovra finanziaria per supportare l’innovazione tecnologica.
La linea difesa da via XX Settembre è improntata a un pragmatismo dettato dallo stato di necessità. I tecnici ministeriali spiegano che la guerra e il rincaro dei combustibili hanno radicalmente mutato le condizioni sul campo, imponendo al governo di individuare priorità diverse rispetto a pochi mesi fa. La questione cruciale è stata riassunta in un interrogativo che non lascia spazio a mediazioni facili per l’esecutivo: «Dobbiamo decidere se le disponibilità devono andare a costoro o a favore delle imprese energivore piuttosto che delle aziende di trasporto o per i tagli alle accise». Questa ricerca di equilibrio tra le diverse anime del sistema produttivo e le necessità immediate dei consumatori finali è il cuore del dibattito che si consumerà presso Palazzo Piacentini, alla presenza dei ministri Urso, Foti e dei vertici del Mef, in un clima di massima disponibilità all’ascolto ma con margini di manovra estremamente ridotti.
Per tentare di mitigare l’impatto dei tagli senza gravare eccessivamente sul debito pubblico, all’interno della maggioranza si sta facendo strada l’ipotesi di richiedere agli operatori del settore energetico un contributo straordinario e volontario. L’idea è quella di fare leva sugli incrementi dei prezzi di gas e petrolio per ottenere risorse fresche da chi ha beneficiato indirettamente della congiuntura internazionale.