Parlamento Europeo

Crisi energetica e guerra in Iran: l’Europa vara il piano di emergenza

30/03/2026

È passato ormai un mese esatto dall’inizio delle ostilità in Iran e l’Europa si trova ad affrontare una crisi energetica di cui non si intravede la fine. Sebbene sia ancora estremamente complesso prevedere quanto a lungo durerà il conflitto, la necessità per il Vecchio Continente di monitorare con attenzione i rischi di un’escalation che ha già superato le aspettative iniziali è diventata una priorità assoluta per i vertici di Bruxelles. Il commissario europeo all’energia Dan Jørgensen ha deciso di convocare d’urgenza i ministri dell’energia dei 27 stati membri per un consiglio straordinario che si terrà domani in videocollegamento. L’agenda della riunione è fitta e mira a stabilire quale sia l’attuale soglia di tolleranza dell’Unione Europea di fronte al rincaro dei prezzi energetici, cercando di far decollare un piano anti-choc di matrice comunitaria che possa proteggere il mercato interno e la tenuta sociale.

In questo scenario l’Italia torna a giocare un ruolo di primo piano chiedendo con rinnovata insistenza una revisione profonda, o persino la sospensione temporanea, del mercato dei permessi a inquinare per alleggerire immediatamente il peso del costo derivante dalla crisi in Iran che è già finito pesantemente in bolletta. Oltre al delicato dossier sui permessi di emissione, sul tavolo dei ministri finirà anche la richiesta di una maggiore flessibilità nell’uso degli aiuti di Stato, uno strumento che si è rivelato fondamentale in passato per sostenere i comparti industriali più colpiti dai rincari improvvisi. Altre misure come il taglio delle tasse sull’elettricità e l’efficientamento delle tariffe di rete richiederanno probabilmente tempi di maturazione più lunghi tra i corridoi di Bruxelles, inserendosi in una più ampia e complessa riforma del mercato elettrico dell’Unione che molti governi considerano ormai inevitabile e non più procrastinabile.

L’Europa non è rimasta immobile in queste prime settimane di guerra, avendo già attivato una sorta di paracadute sui prezzi attraverso l’utilizzo coordinato delle riserve strategiche nazionali di petrolio, in un momento in cui il Brent continua a oscillare pericolosamente intorno ai 105 dollari al barile. La preoccupazione maggiore riguarda però la stagione degli stoccaggi di gas, con le riserve attuali ridotte a un preoccupante 28% della capacità totale, una cifra che impone un’accelerazione immediata per evitare il drammatico film del 2022, quando la caccia estiva al metano fece schizzare i prezzi alle stelle fino a toccare vette insostenibili. Il commissario Jørgensen è stato molto esplicito durante il suo recente intervento alla plenaria del Parlamento Europeo a Bruxelles, sottolineando la volontà di agire con estrema prontezza. Secondo il commissario infatti «continueremo a collaborare con gli Stati membri su azioni immediate che possano essere messe in atto qui e ora per avere un impatto positivo sulle bollette energetiche dei nostri cittadini».

L’orientamento di Bruxelles sembra essere quello di rispolverare gran parte degli strumenti emergenziali già testati con successo durante l’emergenza sanitaria globale e la successiva crisi energetica di quattro anni fa. Jørgensen ha infatti aggiunto che «potremmo ritrovarci a ricorrere a molti di quegli strumenti che abbiamo già utilizzato durante la pandemia di Covid e la crisi energetica del 2022», incoraggiando i governi nazionali a supportare le fasce di popolazione più vulnerabili attraverso sostegni al reddito di emergenza e misure di salvaguardia per impedire le interruzioni delle forniture essenziali ai consumatori. Il piano d’azione delineato dal commissario si muove su quattro direttrici fondamentali che mirano a colpire i nodi strutturali del costo dell’energia. In primo luogo si punta a rendere le regole sugli aiuti di Stato molto più elastiche per offrire un sollievo immediato alle industrie ad alta intensità energetica, garantendo la competitività del sistema produttivo europeo.

Il secondo pilastro riguarda il miglioramento della produttività delle infrastrutture di rete, che incidono significativamente sul prezzo finale dell’energia per circa il 18%. Il terzo intervento mira alla riduzione decisa delle aliquote fiscali e degli oneri sull’elettricità, mentre l’ultimo capitolo riguarda la modernizzazione del sistema del prezzo del carbonio. Su questo fronte la proposta prevede la creazione di un booster di investimenti da circa 30 miliardi di euro destinati a supportare le tecnologie pulite e i processi di decarbonizzazione accelerata. Tuttavia l’ombra di una guerra che minaccia di essere lunga continua a mettere sotto pressione i mercati internazionali e le catene di approvvigionamento globali, rendendo l’Europa ancora troppo esposta a causa della sua dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Se il conflitto dovesse superare la linea rossa dei tre mesi, l’impatto su inflazione e crescita economica diventerebbe un fattore in grado di cambiare radicalmente il corso della storia economica europea del prossimo decennio.

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