Decreto Sicurezza, il governo annuncia un provvedimento correttivo

23/04/2026

Il clima politico romano si surriscalda attorno alla gestione del dossier migranti, con il governo impegnato a sciogliere i nodi tecnici e costituzionali legati alla norma sui rimpatri volontari. Per dissipare le nebbie sul futuro del provvedimento è stato necessario attendere la metà della giornata, quando le massime cariche dell’esecutivo sono intervenute quasi in contemporanea per tracciare la linea. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, parlando direttamente dai banchi della Camera dei Deputati, ha chiarito la posizione dell’amministrazione sottolineando come sia stata fatta una riflessione profonda sulle critiche emerse nelle ultime ore. Secondo il titolare del Viminale, l’esecutivo ha scelto di muoversi con cautela: «Abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono state espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo a una sua correzione». Queste parole hanno trovato immediata eco nelle dichiarazioni della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, impegnata a Milano per l’inaugurazione del Salone del Mobile. La premier ha respinto con forza le accuse di disordine legislativo, precisando che l’intervento non è una marcia indietro ma un perfezionamento tecnico necessario per accogliere i rilievi giunti dalle istituzioni e dai professionisti del settore.

Secondo quanto spiegato dalla Meloni, il testo subirà una trasformazione mirata: «Sul decreto Sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc». La strategia individuata per superare l’impasse dell’articolo 30bis prevede l’approvazione di un decreto correttivo subito dopo il via libera definitivo al pacchetto sicurezza originario. L’obiettivo è eliminare il sospetto che il compenso per i legali sia legato esclusivamente all’effettivo allontanamento dello straniero dal territorio nazionale. Nella nuova formulazione, il contributo economico non sarà limitato ai soli avvocati difensori, ma verrà esteso a mediatori e associazioni specializzate, sganciando il pagamento dall’esito finale della procedura. Si tratta di un’operazione di chirurgia legislativa volta a garantire la tenuta costituzionale del testo, cercando al contempo di mantenere intatto l’impianto politico della misura. Nonostante le modifiche, la premier ha voluto ribadire la validità della scelta di fondo, dichiarando che la norma «rimane, perché è di assoluto buon senso».

La determinazione del governo è stata confermata ulteriormente da Piantedosi, il quale ha assicurato che il percorso intrapreso non cambierà direzione sostanziale: «Il governo andrà avanti con determinazione perché siamo convinti di essere sulla strada giusta». Il Ministro ha inoltre ricordato che gli strumenti di rimpatrio assistito non rappresentano una novità assoluta, essendo presenti nel sistema giuridico italiano da oltre un decennio in conformità con le direttive europee: I rimpatri volontari assistiti sono previsti nel nostro ordinamento da oltre 10 anni in attuazione di norme europee e nazionali». Tuttavia, la giornata parlamentare è stata segnata da momenti di estrema tensione e vivaci proteste da parte delle minoranze, che hanno accusato l’esecutivo di voler scavalcare il ruolo del Parlamento.

Le dinamiche in Aula sono degenerate nel pomeriggio, quando le opposizioni hanno occupato i banchi del governo dopo la bocciatura delle pregiudiziali di costituzionalità. La protesta ha portato all’espulsione del deputato Arturo Scotto e ha costretto la maggioranza a richiedere la chiusura anticipata della discussione generale per procedere con l’apposizione della fiducia. Nei corridoi di Montecitorio, i leader dei principali partiti di minoranza, tra cui Elly Schlein e Giuseppe Conte, sono stati visti analizzare congiuntamente i dossier relativi alle coperture finanziarie, sollevando dubbi sulla reale fattibilità economica delle nuove disposizioni. A tentare di placare gli animi è intervenuta la sottosegretaria Matilde Sicurano, che ha descritto l’iter come un percorso condiviso con le altre cariche dello Stato: «È stata una scelta politica dopo una serie di interlocuzioni con tutte le istituzioni coinvolte». Con la fiducia ormai incardinata, il governo punta a chiudere la partita entro i tempi previsti, confidando che il correttivo parallelo possa soddisfare le richieste del Colle e spegnere definitivamente le polemiche.

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