
Dall’Italia una cura potenzialmente rivoluzionaria – Arriva il cerotto anti-tumore, parte la sperimentazione: “Un’idea folle per cambiare il mondo”
Il cerotto anti-tumore nato in Italia e cresciuto al MIT: «Un’idea folle per cambiare il mondo» Laura Indolfi, scienziata di 46 anni, ha inventato un patch che rilascia il farmaco direttamente sul tumore al pancreas. Oggi è in sperimentazione sui pazientii.
Un cerotto che si posiziona direttamente sul tumore solido e rilascia il farmaco per settimane o mesi. Così il medicinale può essere usato ad alte dosi, senza gli effetti collaterali della chemio in vena. È l’idea di Laura Indolfi, scienziata napoletana di 46 anni che vive tra Austin e Boston e sogna di tornare in Italia. «Se sono qui è perché l’Italia ha investito su di me».
Partita dalla Federico II, dove ha studiato ingegneria dei materiali, è oggi founder e Ceo di PanTher, startup che sta sperimentando il cerotto su pazienti con tumore al pancreas non ancora metastatico. «Mi sembrava un’idea così stupida quella di avvelenare tutto il corpo per portare una dose importante di farmaco in un punto specifico. Mi dicevo: per farlo, bombardiamo l’intera nazione?».
Da bambina, a Napoli, smontava e rimontava gli oggetti per capire come funzionavano. Dopo la laurea arriva al MIT, nei laboratori di Elazer Edelman, tra i grandi degli stent che rilasciano farmaci nelle arterie, e di Bob Langer, uno dei fondatori di Moderna. Poi una tempesta perfetta e l’approdo all’oncologia. «Non sai mai dove ti porta la vita».
A spingerla è stata anche una storia personale. Il padre si è ammalato di leucemia ed è guarito grazie al trapianto di midollo; nel 2016 alla madre è stato diagnosticato un tumore al colon. «Molto trial and error. Sapevo che in cardiologia potevamo portare il farmaco in un punto preciso, quindi perché non provare a farlo anche altrove?».
Ci ha provato, ha visto che funzionava, ha brevettato la tecnologia e ha detto ai suoi professori: voglio fare una startup. «All’MIT sono molto “You do it”: se funziona vinciamo tutti, se perdi, perdi tu. Sai quando i cani prendono un osso e cominciano a correre? Ecco, io ho preso quell’osso in bocca, quella tecnologia dell’MIT, e ho iniziato a correre».
Il cerotto, rigido a temperatura ambiente, a 37 gradi diventa flessibile e il chirurgo lo appoggia sul tumore durante la laparoscopia. «È come una compressa effervescente, che invece di sciogliersi in un minuto si dissolve in sei settimane».
Oggi PanTher ha uno dei due uffici ad Austin: il Texas, che attira molte startup biotech dell’oncologia, le ha dato 16 milioni dei 36 raccolti in totale. Lo studio negli Usa sta arruolando pazienti alla dose più alta, quattro volte quella considerata tossica per via sistemica. Il prossimo passo è l’Italia, con i primi pazienti all’inizio del 2028. «Vedere che un’idea folle, pensata in un laboratorio con quattro persone, è arrivata ai pazienti e ha la possibilità di cambiare il corso della malattia. Non c’è niente che mi renda più felice».